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Il trasporto pubblico a Milano potrebbe essere tutta un’altra cosa…

Il trasporto pubblico di superficie potrebbe essere molto più efficiente di come lo conosciamo qui a Milano, e per farlo basterebbero pochi provvedimenti economici e di rapida attuazione.

Non ci sarebbe niente da inventare, basterebbe copiare cosa fanno nel resto del mondo.

1- CORSIE PROTETTE

che proteggano fisicamente la marcia del tram dal traffico e ostacoli di vario genere (posteggi in doppia fila, etc)

2 - SEMAFORI ASSERVITI

che danno il verde al sopraggiungere del tram (facendo risparmiare anche il 50% di tempo di percorrenza), che nei tragitti brevi o medi può così diventare competitivo anche rispetto al metrò

3 - ABOLIZIONE dell'assurdo DISTANZIAMENTO di 30 metri fra tram alla fermata, norma che esiste solo a Milano e che porta a rallentare gravemente e in modo del tutto ingiustificato il nostro viaggio.

A Milano la velocità commerciale dei tram è mediamente di circa 10km all’ora mentre, per esempio, in Francia o in Germania spesso raggiunge i 20-22 km/ora. 


Considerando che la velocità commerciale del metrò è di 30km/ora risulta chiaro che migliorando l’efficienza della fitta rete di trasporto pubblico di superficie si cambierebbe faccia alla mobilità in città, rendendo la possibilità di spostarsi in modo veloce e puntuale una realtà invece che una, spesso, vana speranza, ottenendo inoltre un grosso risparmio economico e degli enormi vantaggi ambientali per tutta la collettività.

Questi provvedimenti che chiediamo, e presentiamo in questo sito, sono molto concreti e assolutamente fattibili sotto tutti i punti di vista, bisogna pretendere che l'amministrazione pubblica li recepisca.

1 - CORSIE PROTETTE

L’adozione di corsie fisicamente protette con marciapiedi, cordoli o su manto erboso, e quindi non solo “preferenziali” con una riga di vernice gialla, ha diversi innegabili vantaggi:
- Il primo è che permette al mezzo pubblico di procedere costante e veloce senza “incagli” e code di nessun tipo, anche in barba al traffico, con notevole aumento della puntualità e della velocità.
- Il secondo è di tipo economico. Una maggior velocità di copertura del percorso fra un capolinea e l’altro permette di aumentare le frequenze senza l’onere di costi aggiuntivi per nuovi mezzi e personale aggiuntivo.
- il terzo è dato dal fatto che l’unica maniera per diminuire i danni dell’inquinamento da automobili è che ci siano in giro… meno automobili. Le corsie oltre a migliorare molto l’efficenza del trasporto pubblico, permettendo lo spontaneo trasferimento dell’utenza dal mezzo privato a quello pubblico, può permettere in alcuni casi di creare zone pedonali o comunque interdette al traffico.

2 - SEMAFORI ASSERVITI che danno il verde al sopraggiungere del tram...

…facendo risparmiare anche il 50% di tempo di percorrenza che così, nei tragitti brevi o medi, può diventare competitivo anche rispetto al metrò
Tranne che qui nella maggior parte delle città di tutto il mondo le linee di tram sono gestite con l’asservimento semaforico che consente al tram in arrivo di trovare sempre il semaforo verde.
Questa ormai collaudata tecnologia permette di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza, riducendo, in abbinamento con le corsie protette, praticamente alle sole fermate le soste dei mezzi.
In questo modo, rendendo più veloce e puntuale la rete di superficie, oltre ad arrivare decisamente prima otteniamo anche un aumento delle frequenze di passaggio dei mezzi senza dover implementare corse o personale (come spiegavamo nel punto precedente sulle corsie protette).
Ma come giustificano le varie amministrazioni succedute fino adesso di non aver mai messo in opera l’asservimento?
Col metodo più classico e poco edificante che c’è, lo scaricabarile: “L’Atm gestisce le linee ma i semafori li gestisce la polizia municipale, e fra di loro non si mettono d’accordo!”
(Aggiornamento: Ultimamente il sistema è cambiato, ora i semafori non sono più gestiti dalla polizia municipale ma direttamente dal Comune di Milano. Cos'è cambiato all'atto pratico? Niente.)
Cioè siamo capaci di andare sulla luna ma per la salute, la qualità della vita e l’economia dei cittadini non siamo in grado di cambiare l’assetto amministrativo? Difficile crederlo, più facile pensare che non lo si voglia fare…

3 - ABOLIZIONE dell'assurdo DISTANZIAMENTO...

…di 30 metri fra tram alla fermata (norma che esiste solo a Milano e che porta a rallentare in modo ingiustificato il nostro viaggio) .
Avete notato che da qualche anno a questa parte quando un tram e’ fermo alla fermata quello successivo in arrivo si ferma a una certa distanza e aspetta che il primo riparta per avvicinarsi alla banchina?
Beh, questa genialata si chiama “distanziamento tranviario” ed e’ stata attuata, dicono, come provvedimento per diminuire gli incidenti fra tram che (sempre qualche anno fa) capitava spesso di leggere sulla stampa (anche se, guarda un po’, gli incidenti di cui si parlava non erano quasi mai tamponamenti)!
Malgrado la tecnologia sia sempre migliorata solo adesso i tram non sono piu’ in grado di frenare? Anche quelli piu’ moderni?
Ma anche fosse vero, per scongiurare qualsiasi tamponamento, sarebbe più che sufficiente far avvicinare il tram in coda a passo d’uomo, cioè con una semplice limitazione di velocità. Che senso ha invece obbligare un tram a stare fermo a pochi metri dalla banchina senza permettergli di fare la fermata?
Fra l’altro questa norma esiste solo a Milano e, introdotta durante l’amministrazione Moratti e non più eliminata dalle successive amministrazione, porta a pensare male… che si tratti di esagerata incompetenza, di classico scaricabarile delle responsabilità (“Se aboliamo il distanziamento e proprio il giorno dopo succede un incidente? Se la prendono con noi!”), o una delle tante manovre che cercano di ostacolare le cose piu’ semplici ed economiche per dimostrare che l'unica soluzione è nelle grandi opere (che con gli appalti pubblici fanno guadagnare grandi imprese private), sta di fatto che in questo modo il danno per l’efficienza del trasporto pubblico è rilevante, oltre che ingiustificato, ripercuotendosi sui cittadini sia in termini di diritto a muoversi, che di salute, che in costi economici.

COSTI e VANTAGGI fra Tram e Metrò

Se chiediamo a qualunque milanese che mezzo pubblico preferirebbe avere sotto casa fra tram e metrò non potremmo che ricevere una risposta: “il metrò!”.
Questo fatto è tanto vero quanto il fatto che non sarà possibile esaudirlo, tranne che in pochissimi casi e nel corso di molto tempo, per ovvi motivi di costi.
La spiegazione di una risposta così categorica è da ricercare, oltre che per gli assodati vantaggi del mezzo sotterraneo, anche per la tragica situazione in cui si trova la rete dei mezzi di superficie a Milano, lasciata a languire, se non proprio ostacolata, nell’aspetto più importante: la velocità e puntualità di esercizio.
Tutte le giunte comunali succedute negli ultimi anni si sono sempre guardate bene da fare quello che in moltissime città di tutto il mondo era prassi: aggiornare e rendere efficiente il trasporto pubblico nel suo complesso, anche in base a costi/benefici. Se osserviamo cosa succede all’estero scopriremmo che negli ultimi vent’anni c’è stato un fortissimo incentivo e “riscoperta” del mezzo su ferro in superficie per la sua economicità in rapporto alle ottime prestazioni che può dare se realizzato e gestito secondo determinati criteri (Corsie protettesemafori asserviti e poco altro).
Non c’è niente da inventare, è molto semplice, basterebbe copiare quello che fanno gli altri, funziona ed è tranquillamente alla nostra portata sotto tutti i punti di vista.
Una moderna tranvia è circa dieci (10) volte più economica da costruire rispetto a un (1) metrò, e se realizzata in modo corretto riesce a garantire tempi di percorrenza che su i brevi e medi tragitti competono con quelli del metrò. Una linea di tram concepita e gestita come fanno, per esempio, in Germania o in Francia, spesso raggiunge i 20/22 km/ora commerciali (a Milano la media è di 9/10 km/ora, meno della metà!) e se consideriamo che la velocità commerciale del metrò è di 30 km/ora si capisce quanto il rapporto costi/benefici diventa interessante.
(rimandiamo alla sezione Link Utili per l’approfondimento degli aspetti tecnici, segnalando l’ottimo e dettagliato dossier)
E allora perché non farlo? Semplice, è troppo poco dispendioso per le casse pubbliche, “vacca grassa” da spremere per le imprese private che operano nel settore.

Un esempio di come si crea debito pubblico e profitti per pochi privati, senza che i cittadini ne abbiano un vero vantaggio, è la nuova linea M5 nel tratto Zara-Fulvio Testi.
Una strada larghissima, rettilinea, con già presente una linea tranviaria che corre in sede protetta e che bastava aggiornare con alcuni accorgimenti (semafori asserviti e poco altro) per una spesa che non è di un decimo del costo del metrò ma molto molto meno (con il costo di un metrò costruisci ex novo 10 moderne linee di superficie compreso l’acquisto dei mezzi, in questo caso si trattava solo di adeguare la linea)!
Una spesa che non ha giustificazione di nessun tipo se non, come dicevamo, quello di far guadagnare qualche azienda e di far fare bella figura a qualche politico.
Stesso discorso può valere per la progettata linea M4 Linate-centro città che per le caratteristiche del percorso sarebbe assolutamente indicata per essere gestita in superficie.
E’ anche così che si crea debito pubblico che poi viene scaricato interamente sui cittadini.
Spontanea sorge una domanda, ma se non l’abbiamo chiesto noi di procedere con questa gestione scellerata che non va a nostro vantaggio, anzi, gli unici che hanno da guadagnarci sono le imprese private che vincono gli appalti e qualche politico che se ne guadagna la riconoscenza, ma allora perché oltre ad avere un servizio scarso e costoso, dobbiamo anche pagare i danni economici che ne conseguono?
Il certe situazioni anche il metrò può essere una scelta giusta, ma bisognerebbe cominciare prima di tutto da una buona rete tranviaria, frequente, regolare e capillare, che in questo modo può funzionare meglio di una rete di poche e costose linee metropolitane.  
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Valutazione dei costi a confronto:
Vediamo ora velocemente da un punto di vista esclusivamente economico, ossia di quanto andremo a pagare col biglietto e le tasse, le differenze fra un moderna linea di tram e un metrò.
Iniziamo con escludere i costi che i due sistemi hanno in comune, ossia la costruzione e la manutenzione dell’armamento ferroviario (binari, linea di contatto, etc), dei mezzi, e dei sistemi di controllo (semafori, rete telematica, etc).

Oltre a questo per costruire e far funzionare una metropolitana è necessario anche:
- scavare e costruire le gallerie
- scavare e costruire le stazioni
- costruire le scale
- costruire le scale mobili
- costruire gli ascensori
- posare i rivestimenti dei muri e dei pavimenti
- costruire gli impianti tecnici, come i sistemi di drenaggio delle acque, della ventilazione, elettrico, etc…
- installare migliaia di lampade per l’illuminazione
- etc…
In pratica è come costruire dei grandi palazzi ma sottoterra e collegarli con delle gallerie.
A questi costi iniziali bisognerà aggiungere i costi che negli anni avremo da sostenere costantemente in energia elettrica e per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli ambienti.
Inoltre c’è un costo che non viene mai considerato, cioè il >costo ambientale<.
Per costruire, manutenere e far funzionare tutti questi grandi spazi occorre un determinato e costante consumo di energia, che significa produzione e rilascio nell’atmosfera di co2.
Tutti costi che anche la più sofisticata moderna tranvia non ha! 
Le stazioni solitamente sono composte da un marciapiede lungo 30 mt e da una pensilina illuminata da un paio di neon e i tragitti fra una fermata e l’altra sono fatti di… aria.

(leggi anche Metro vs Tram, alcune precisazioni)

Una petizione per migliorare il Tpl milanese

Sappiamo che una petizione non può cambiare una politica (fallimentare) che dura da decenni, ma ogni cosa che va nella direzione giusta è sempre da appoggiare.

Per cui invitiamo tutti a firmare la petizione promossa dalla associazione Velocipedi che puoi trovare su Instagram.

>>> Clicca qui per firmare <<<


"Oggi lanciamo la nostra prima campagna, TRAMsformaMi, rivolta al comune di Milano per chiedere di potenziare la rete tranviaria meneghina insistendo sul problema della mancanza di priorità semaforica per i mezzi pubblici.
🚦È assurdo che i tram di Milano non abbiano ancora asservimento semaforico nonostante se ne parli da anni, è ora di chiedere al Comune di agire per fare questo investimento relativamente piccolo ma importantissimo per la città.

🗳️ Aiutateci a raggiungere 1.000 firme supportando la nostra petizione sul sito Milano Partecipa, trovate il link in bio!

Campagna di Velocipiedi. 



Milano, 9.12.25

Tram 7 in via Adriano: Come un bellissimo cavallo, ma zoppo

Milano e tutta la sua amministrazione, anche nei rivoli più periferici, in questi giorni si fanno gran vanto dell'apertura al pubblico della tratta del tram 7, per 1,5 km, Anassagora- quartiere Adriano .

Paroloni e gran pacche sulle spalle per un'opera sicuramente utile, sicuramente giusta, di lentissima costruzione per via di vari intoppi, ma che tutti salutiamo come una cosa che va nella direzione giusta, il potenziamento del Tpl pubblico su ferro di superficie a Milano.

Peccato però che questa opera nuovissima e moderna nasca azzoppata!

Tratta nuova di pacca, tram nuovi di pacca, binari nuovi di pacca… ma i semafori funzionano allo stesso modo del primo installato a Milano nel 1925.

Ancora per lunghi secoli gli scienziati e gli storici si chiederanno perché a Milano i semafori asserviti per le linee tranviarie proprio non li vogliono usare.

I semafori asserviti, che fanno trovare il verde ai tram in arrivo, riducono considerevolmente i tempi di percorrenza, rendendo anche più puntuale il servizio.

E' una tecnologia collaudatissima, utilizzata da oltre 30 anni in tutto le città del mondo, solo a Milano proprio non la si vuole implementare tanto da rendere la velocità commerciale della rete tranviaria meneghina quella col coefficiente più basso d'Europa (10km/ora contro i 22km/ora di Monaco ad esempio).

Perché?

Questione culturale? Paura di scontentare il partito delle automobili? Sottovalutazione che senza offrire un servizio molto migliore di così sarà difficile fare passi avanti nella tutela ambientale e quindi della salute dei cittadini?

Eppure il costo di asservimento in confronto a tutto il resto dell'opera è veramente irrisorio.

Lasciamo questi interrogativi in sospeso, e chiediamo ancora una volta alle istituzioni cittadine, come facciamo da dieci anni a questa parte, il perché di questa scelte dannose e scellerate.

Questa volta però non riusciamo veramente a immaginare che scuse potranno inventare.

Milano, 18.10.25

(Immagine © Urbanfile)

Il tonfo del Tpl milanese (spoiler: c'è una soluzione)

A Milano il trasporto pubblico di superficie, penalizzato per anni, è ora arrivato al suo collasso.

Linee tagliate, frequenze diradate, attese infinite, è questa la situazione che gli utenti dei tram e bus di Milano stanno vivendo, per stessa ammissione di Atm e Comune.

Mancano 400 autisti e conducenti per sostenere la normale gestione del trasposto pubblico locale (TPL) di Milano.

Com'è possibile che in una città così "smart ed europea" come Milano si sia giunti a questo punto?

Cominciamo a dire che negli ultimi 30 anni ogni grande investimento è stato dedicato solo alla costruzione di nuove metropolitane, anche quando non erano giustificate al 100% da un punto di vista trasportistico ma casomai da quello elettorale per le giunte che se le appuntavano all'occhiello, e da una concezione della città portata avanti anche dalle giunte Sala che prevedono una costante "Valorizzazione" della città, che più semplicemente significa rendere Milano un buon affare per i grandi investitori privati.

Cosa ha significato questo? Ha significato, per esempio, che in una città che vede ormai una quantità impressionante di gente che dorme per strada si costruisce tantissimo, ma esclusivamente case di lusso per ricchi.

Significa inoltre che i lavoratori di cui Atm ha bisogno per gestire il suo servizio, il cui stipendio di ingresso si aggira fra i 1300 e i 1400 euro mensili, non possono permettersi più di affittare una casa a Milano e si trovano a preferire altri lidi per cercar lavoro (e questo problema si sta estendendo anche ad altri settori professionali).

Ci sono rappresentanti sindacali dei lavoratori Atm che chiedono da anni aumenti di stipendio per i tranvieri meneghini, a cui è sempre stato risposto picche.

Ora la situazione è diventata inaccettabile anche per gli utenti del Tpl milanese costretti, come dicevamo all'inizio, a sopportare disservizi inaccettabili, portandone molti a preferire l'uso dell'automobile aggravando in questo modo ancora di più la congestione del traffico, dei mezzi e la qualità ambientale della città.

Atm nelle sue ultime comunicazioni ha dichiarato che sta lavorando per risolvere il problema dei conducenti mancanti e che il problema inizierà a risolversi verso la fine del 2025...

Detto tutto questo ci sarebbe una soluzione quasi immediata e alla portata di Atm e Comune.
Qual'è?
Beh, fare quello che non è stato fatto prima e che questo sito (e tanti altri) propone da più di 10 anni (e che nel resto del mondo esiste quasi ovunque):

Corsie protette e semafori asserviti (e poco altro) porterebbero a velocizzare e rendere molto più puntuale il tpl di superficie.
Questi provvedimenti, assolutamente fattibili sia dal punto di vista tecnico che economico, potrebbero migliorare moltissimo la situazione e fra l'altro dare la possibilità di potenziare in futuro ancora di più il servizio di trasporto pubblico e tutta la mobilità cittadina.

Ma il Comune (che è il proprietario di Atm) e Atm perché non ci sentono?

A voi la risposta.

Video della protesta indetta sotto Palazzo Marino dal sindacato Al-Cobas:




Milano, 2.11.2024




Cosa è stato fatto in due anni?

Nella foto: la nostra fine classe politica la risposta la conosce...

Come si può vedere, dall'articolo che riportiamo poco sotto, non siamo gli unici ad aver insistito nel proporre certe soluzioni, e la spiegazione è banale:

Perchè chi si occupa di trasporto sa che queste sarebbero le prime misure da prendere essendo le più efficienti sotto ogni punto di vista (e anche le uniche realizzabili in tempi utili).

Cosa è stato fatto in questi due anni?
Niente.
Assolutamente niente.

Ci chiediamo perché?
Perché non è stato fatto niente di quanto proposto quando chiunque si occupi di trasporto pubblico lo propone?
Non c'è nessuna giustificazione di sorta che regga questo immobilismo, tanto più quando si ha la sfrontatezza di vantarsi della propria "Eccellenza".


Milano, 30.12.21



Tratto dalla pagina facebook di MSR Milano

Una proposta / 
IL TRASPORTO PUBBLICO A MILANO NELLA FASE DI RIPRESA DALLA CRISI SANITARIA: 
COME POTENZIARE RAPIDAMENTE L’OFFERTA A PARITÀ DI MEZZI E PERSONALE
21.4.2020

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Sommario
- L’aumento della velocità commerciale dei mezzi del trasporto pubblico consente di offrire un maggior numero di corse a parità di mezzi in servizio e di personale addetto alla guida degli stessi
- Può quindi essere un fattore determinante per offrire un numero più elevato di posti (e di conseguenza le possibilità di distanziamento sociale a bordo)
- L’incremento della velocità commerciale, nell’ordine di 2-3 km/h, consente nell’immediato di aumentare il numero di posti offerti di circa il 15-20%
- I target di aumento della velocità commerciale potrebbero essere efficacemente raggiunti nel brevissimo periodo grazie alla realizzazione, su larga scala, di nuove corsie preferenziali/riservate ai mezzi di trasporto pubblico
- L’efficacia dell’azione sarà tanto più elevata quanto con maggiore anticipo essa potrà essere attuata rispetto alla ripresa graduale delle attività, degli spostamenti e di conseguenza dei flussi di traffico
- La rapida predisposizione di corsie riservate, opportunamente dimensionate, potrebbe contemporaneamente essere un efficace provvedimento teso ad aumentare gli spazi dedicati ai ciclisti, che cresceranno nella fase post-emergenziale
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È via via sempre più evidente che il trasporto pubblico sia uno dei sistemi che maggiormente dovrà adeguarsi alle nuove e profondamente diverse necessità che questa emergenza sanitaria ci lascerà in eredità. Per sua natura, il trasporto pubblico locale è un sistema che funziona in modo piuttosto rigido e i margini di manovra, in questo settore, sono limitati.
La sfida, oggi, è quella di poter studiare e mettere rapidamente in campo azioni che possano rispondere con efficacia alle esigenze che la fase post-emergenziale imporrà di tenere in considerazione. In quest’ottica, l’aumento della velocità commerciale dei mezzi del trasporto pubblico può risultare un fattore determinante per offrire un numero più elevato di posti (e di conseguenza aumentare la capacità di trasporto o – detto in altri termini – aumentare le possibilità di distanziamento sociale) sulle linee.
Infatti, un aumento della velocità commerciale, e cioè una diminuzione dei tempi di viaggio da capolinea a capolinea e viceversa, consente di offrire un maggior numero di corse/frequenze/transiti a parità di mezzi in servizio e di personale addetto alla guida degli stessi.
Ad esempio:
- un mezzo della linea 57 (ATM) impiegava, nell’ora di punta feriale pre-crisi, 1h39’ per compiere l’intero percorso di andata e ritorno, con una velocità commerciale (media) di 11,5 km/h; un aumento di 2 km/h della velocità commerciale consentirebbe di ridurre i tempi di giro di 14 minuti, rendendo immediatamente utilizzabili 3 mezzi per infittire le frequenze sulla stessa linea (14% della capacità in più);
- un mezzo della linea 67 (ATM) impiegava, nell’ora di punta feriale pre-crisi, 1h40’ per compiere l’intero percorso prolungato di andata e ritorno, con una velocità commerciale (media) di 12,1 km/h; un aumento di 2,5 km/h della velocità commerciale consentirebbe di ridurre i tempi di giro di 15 minuti, rendendo immediatamente utilizzabili 2 mezzi per infittire le frequenze sulla stessa linea (16% della capacità in più);
- un mezzo della linea 95 (ATM) impiegava, nell’ora di punta feriale pre-crisi, 2h05’ per compiere l’intero percorso di andata e ritorno, con una velocità commerciale (media) di 10,1 km/h; un aumento di 3 km/h della velocità commerciale consentirebbe di ridurre i tempi di giro di 27 minuti, rendendo immediatamente utilizzabili 4 mezzi per infittire le frequenze sulla stessa linea (22% della capacità in più).
Tale approccio può essere applicato su tutte le linee, anche tranviarie (dove peraltro è maggiore la capacità dei mezzi e maggiore potrebbe risultare il valore assoluto dei posti offerti a parità di mezzi e personale di guida) e di area urbana/interurbane.
I target di moderato aumento della velocità commerciale, in attesa dei complementari interventi relativi al preferenziamento semaforico (che richiedono tempi di predisposizione maggiori), potrebbero essere efficacemente raggiunti nel brevissimo periodo grazie alla realizzazione, su larga scala, di nuove corsie preferenziali/riservate ai mezzi di trasporto pubblico, inizialmente individuabili grazie alla sola segnaletica orizzontale e verticale (e a eventuali elementi di separazione in gomma).
La strategia alla base della proposta è quella di utilizzare già da ora parte della capacità stradale, non sfruttata a causa del grande calo della domanda di mobilità dovuta alla sospensione della maggior parte delle attività, per riservare al trasporto pubblico spazi che consentono di diminuire i tempi di percorrenza delle linee e aumentarne le frequenze. Questa azione sarà tanto più efficace quanto con maggiore anticipo essa potrà essere attuata rispetto alla ripresa graduale delle attività, degli spostamenti e di conseguenza dei flussi di traffico (con il rischio che diventerebbe più difficile, se non impossibile, operare in questi termini quando i livelli di congestione saranno elevati – probabilmente più elevati di prima – e il sistema di trasporto pubblico perderà il suo ruolo di elemento portante della mobilità urbana).
Le corsie riservate potrebbero essere rapidamente ricavate, ovunque sia possibile e a seconda della casistica, prioritariamente con l’apposizione della sola segnaletica:
- 1) a centro strada, in particolare se si tratta di linee tranviarie;
- 2) dedicando ai bus la prima corsia più a destra nelle carreggiate percorse dai mezzi del trasporto pubblico;
- 3) riservando ai bus (e ai tram) una delle due direzioni di marcia delle carreggiate stradali a doppio senso.
Gli interventi di cui ai precedenti punti 2 e 3, opportunamente dimensionati, potrebbero oltretutto costituire un utile intervento volto all’ampliamento della rete ciclabile, permettendo anche ai ciclisti di percorrere le stesse corsie riservate così ricavate.
È infatti ipotizzabile che, nelle fasi immediatamente successive alla riapertura graduale delle attività, parte della domanda di mobilità possa rivolgersi con maggior vigore alla bicicletta come modalità di trasporto sicuro (non solo dal punto di vista sanitario) e rapido. Sono già peraltro numerose le città europee che, durante questa crisi sanitaria, hanno agito ampliando notevolmente gli spazi da dedicare ai pedoni e – soprattutto – alle biciclette.
La rapida predisposizione di corsie riservate potrebbe pertanto essere un efficace provvedimento teso ad aumentare e garantire il distanziamento sociale, da un lato per gli utenti del servizio di TPL (consentendo l’incremento della capacità offerta a parità di veicoli/personale) e dall’altro per i ciclisti (sia coloro che già utilizzavano la bicicletta, sia i cittadini che – nella fase post-emergenziale – con ogni probabilità sceglieranno di considerare la bicicletta come prevalente modalità di trasporto).

https://www.facebook.com/msrmilano.news/posts/1627861357368988


Covid19 - Trasporto a Milano: siamo pronti?

Fra pochi giorni le attività lavorative e scolastiche riprenderanno a pieno regime come prima dell’esplosione della pandemia da Covid19 e sorge spontaneo porsi qualche domanda:  

Come stiamo arrivando a questo appuntamento? Questa volta siamo preparati? 

In queste ultime settimane se ne sono viste di cotte e di crude in tutta Italia. 
Il governatore della Sicilia Musumeci avrebbe voluto espellere dall'isola le persone migranti per "preservare la salute" dei siciliani, malgrado non sia stato riscontrato un solo contagio dovuto a chi è arrivato coi barconi, e al contempo non ha emesso nessuna ordinanza per il distanziamento sui mezzi di trasporto, aliscafi compresi, quando in realtà l’unico focolaio arrivato via mare è stato, guarda caso, un aliscafo di turisti.
Se ci spostiamo dall'altra parte d'Italia resta a imperitura memoria la scellerata decisione della Regione Lombardia di cancellare il distanziamento fisico a bordo dei treni regionali. Tanto i povery possono anche morire.
Adesso le Regioni chiedono al governo di “Allentare il distanziamento sui bus” perché se no "il sistema non regge". Che è un po' come far magicamente diventare potabile l'acqua alzando la soglia consentita per legge degli inquinanti velenosi.

Insomma, a vedere questa situazione non ci pare il caso di essere troppo ottimisti e fiduciosi nelle nostre Istituzioni… 

A Milano il Comune dice di essere preparato e sbandiera la creazione di alcuni chilometri di piste ciclabili (a cui noi siamo certamente favorevoli, anche se abbiamo qualche riserva sulle modalità con cui sono state realizzate).

Ma basta? 
Secondo noi assolutamente no.

Non c’è bisogno di essere degli esperti per capire che la ripresa del tradizionale traffico automobilistico (per giunta maggiorato da chi non utilizza più il traposto pubblico per timore di contagio), e la pretesa di affrontare il problema con qualche km di piste ciclabili e nessun provvedimento per aumentare la capacità del trasporto pubblico, aumentandone velocità, frequenza e puntualità, è destinata a fallire miseramente. 

Così rischiamo di andare incontro a un intasamento da traffico che penalizzerà ancora di più le già ridotte capacità di tram e bus, e che causerà un peggioramento della già velenosa qualità dell’aria di Milano (fra le più pericolose d’Europa). 


Ecco secondo noi, e a tanti altri esperti di mobilità, il minimo che bisognerebbe fare per non andare incontro a un aumento dell'inquinamento e per dare a tutti la possibilità di muoversi: 


1 - ridurre le auto in circolazione per contenere l'inquinamento e il traffico.
Istituendo la circolazione a targhe alterne nei giorni feriali con l'obbiettivo di dimezzare la quantità di auto in circolazione. Derogando solo per comprovate necessità (per esempio di persone con difficoltà a muoversi, medici in soccorso d'urgenza e simili).

2 - aumento della velocità commerciale, frequenza e puntualità dei mezzi pubblici in superficie.
Il modo per raggiungere questo obbiettivo lo abbiamo spiegato in molti dei nostri articoli, ed è riassunto sinteticamente nel -> primo post in home page di questo sito (semafori asserviti, corsie protette, e poco altro. In questo modo l'aumento di frequenza e velocità può raggiungere in alcuni casi anche il 100% rispetto a oggi). 

3 - Sostegno a tutte le forme possibili per favorire l’uso della mobilità ciclistica. 
Con un’attenzione fondamentale: MAI a scapito del trasporto pubblico di massa. 
Un esempio negativo in tal senso è la configurazione di viale Tunisia dopo la costruzione delle piste ciclabili che, restringendo la strada, hanno reso vana la corsia preferenziale del tram (la soluzione sarebbe molto semplice, basterebbe proteggere la corsia del tram posando un cordolo in terra, ma non è mai stata adottata).
Un’altra recentissima e inefficiente non-soluzione è quella adottata in viale Monza, che per preservare la quantità di posteggi cancellati per far spazio alla pista ciclabile vengono spostati in viale Padova, obbligando un autobus, la 56, a cambiare percorso deviandolo sulla trafficatissima via Andrea Costa. 
Lo spazio per la mobilità ciclabile lo si deve ricavare sottraendolo da quello della mobilità delle auto, MAI da quello del trasporto pubblico! 

4 - Cospicui aumenti alle risorse economiche investite nel trasporto pubblico, con particolare attenzione al settore ferrotranviario, recuperandole dalle enormi spese ora destinate a strade e autostrade.


Anche in una situazione come questa data dalla pandemia da Covid19 si può rispondere alle necessità dei cittadini con scelte funzionali .
Ma ci vuole la volontà politica e la lungimiranza di scelte radicali.
Se vogliamo salvare il pianeta e la nostra salute bisogna mettersi in testa che le città non possono più essere dominate dalle auto. 
Se non saranno questi amministratori a capirlo, o a volerlo fare, bisognerà costringerli con una forte pressione sociale dal basso.



Milano, 30.8.20





Come buttare via dieci milioni di euro

La 95 è un’importante linea della rete urbana di Milano, che collega Rogoredo con il quartiere Barona, transitando dalla fermata della metropolitana due di Famagosta.

Un servizio con andamento tangenziale rispetto al centro della città, che potrebbe consentire spostamenti veloci da periferia a periferia, senza bisogno di attraversare il centro e sgravando il carico della linee metropolitane.

Tuttavia, a causa del traffico, questa linea, lunga 8,8 km, ha una velocità d’esercizio estremanente bassa: nelle ore di punta, in direzione Barona, si raggiungono appena gli 8,9 km/h (impiega infatti 59 minuti a compiere l’intero tragitto). Questo ne rende estremamente costosa la gestione e allo stesso tempo la rende estremamente scomoda per i passeggeri.

Il tratto peggiore è quello tra piazzale Chiaradia e Famagosta M2, per un totale di 2,2 km. Per percorrere questa distanza, in direzione Barona, il nostro bus impiega, secondo la programmazione di Atm, nelle ore di maggior traffico 22 minuti. Nella direzione opposta ne impiega invece 16. Insomma, la mattina e la sera la velocità in questo tratto crolla a 6 km/h (salvo maggiori ritardi rispetto a quanto programmato).

Il vero imbuto, in realtà, è in via Giacomo Antonini tra l’intersezione con via Virgilio Ferrari e quella con via Carlo Bazzi. Quest’ultimo incrocio prevede in via Antonini tre corsie di attestamento, di cui due di svolta e una per la prosecuzione verso via Cermenate. Poiché la configurazione non è sufficiente a smaltire il traffico, ne derivano code infinite, che bloccano anche il nostro povero bus.

L’incrocio maledetto

Da notare che già oggi la corsia a destra è più larga di quanto richiesto dal codice della strada, ma comunque non sufficiente a ospitare due file di veicoli. Basterebbe un metro in più per avere una quarta corsia. L’intervento comporterebbe lo spostamento del cordolo centrale per non più di cento metri e di un paio di pali, con un costo che non andrebbe oltre i 150mila euro.

Vediamo ora quali sono gli effetti economici positivi che si produrrebbero. Le corse della 95 in direzione Barona, nelle ore «di punta», cioè quelle più lente, sono 24 in due ore e mezza al mattino e 24 in tre ore alla sera, in totale quindi 48. In via conservativa, ipotizziamo che l’intervento porti come beneficio quello di eguagliare il tempo di percorrenza nel tratto Chiaradia – Famagosta in direzione Barona a quello nella direzione opposta (non soggiogato alle code dell’incrocio).

Il tempo impiegato sarebbe pari a 16 invece che 22 minuti, con un risparmio a corsa pari a 6 minuti. 
Considerando tutte le 48 corse «di punta», si avrebbero minori percorrenze pari a 290 minuti, ovvero quasi 6 ore, e cioè circa 1.200 ore all’anno (escludendo i giorni festivi e il mese di agosto). 

Già questo dato si tradurrebbe in un risparmio di 36mila euro all’anno per i soli costi dei conducenti.
Inoltre, il risparmio di tempo permetterebbe di svolgere il servizio con un autobus (da 18 metri) in meno, con un’ulteriore minor spesa, per ammortamento, di 22mila euro l’anno. Pur tralasciando i minori costi del gasolio, si avrebbe complessivamente un risparmio di 58mila euro l’anno, che consentirebbe di recuperare i costi dell’intervento viabilistico in soli 31 mesi.

I risparmi di gestione e i benefici per i passeggeri

Detto in altri termini: non risolvere il problema porta a spendere inutilmente 580mila euro nell’arco di dieci anni, quali maggiori costi di gestione della linea. Se però vogliamo ampliare il discorso ai benefici sociali complessivi, possiamo considerare anche il minor tempo speso inutilmente dai passeggeri su un mezzo pubblico ingorgato nel traffico. Ipotizzando mediamente 80 passeggeri sulle 48 corse «di punta», che risparmiano sei minuti, abbiamo un beneficio complessivo di 23mila minuti al giorno, ovvero 380 ore.
Si può valorizzare questa minor perdita di tempo in 3.800 euro al giorno, cioè 950.000 euro all’anno, 9,5 milioni in dieci anni.

Tirando le somme, un intervento dal costo una tantum di 150 mila euro, può portare nell’arco di dieci anni a un risparmio di 10 milioni di euro. C’è da pensarci, no?


Milano, 22.10.18

Soluzioni efficaci. Se si vuole.

Milano è una delle città più inquinate d'europa.
Milano ha una fitta rete di trasporti relativamente efficiente se paragonata alle altre città italiane.
Milano ha un sistema di traporti pubblici inefficiente e lento se paragonato alle altre città europee (e non solo).

Alla luce di queste considerazioni verrebbe da pensare che ciò che serve per migliorare la qualità della vita e dell'aria dei milanesi sia introdurre delle migliorie nella gestione del trasporto pubblico che ne innalzino le capacità agli standard europei.

Bene.
Il Comune ha promesso che entro i primi mesi del 2019 introdurrà l'asservimento semaforico per 9 linee di tram.
Molto bene, noi sono anni che battiamo su questo tasto che è imprescindibile se si parla di tpl (trasporto pubblico locale).
Peccato che siano solo 9 linee su 17, ma meglio di niente.
Di questo progetto ne daremo valutazione a cose fatte, per verificarne l'attuazione e il concreto funzionamento.

Detto questo ci viene in mente l'assessore Granelli che più di un anno fa, durante un incontro pubblico presso l'Utp di via Confalonieri, giustificava l'ancora mancante asservimento semaforico con questa motivazione: "stiamo mettendo a punto un software centralizzato che gestirà il sistema per tutta Milano".
Si sa, per fare le cose bene ci vuole tempo, e calcolando che Milano in questo senso ha accumulato un ritardo di almeno vent'anni, grazie anche a tutte le giunte trascorse, non osiamo immaginare che strabiliante potenza avrà l'asservimento semaforico milanese, ora che finalmente sarà messo in opera!

Nel frattempo, visto che si parla di alta tecnologia, vogliamo dare un suggerimento davvero ma davvero di altissimo livello tecnologico per il miglioramento dell'esercizio dei mezzi di superficie.

Si chiama, ci scusiamo per l'inglesismo, "Doppio Gradone" ed è implementabile su i percorsi delle nostre linee tranviarie tramite semplice upgrade delle stesse, rendendo finalmente impossibile l'incauto e dannoso parcheggio di auto private che troppo spesso intralciano la circolazione dei mezzi Atm bloccandone il servizio a volte per ore.
E' molto economico, forse troppo economico, da mettere in opera, ma è infallibile, non a caso viene annoverato anche nella categoria delle "barriere fisiche".

Vi presentiamo il doppio gradone nel dettaglio
e in tutta la sua efficacia tecnologica.

Perchè il Doppio Gradone non è presente in tutti i percorsi che per tipologia potrebbero utilizzarlo?
Una vocina maligna, a cui noi non diamo nessun peso, ci suggeriva che si preferisce far cassa con le salate multe che vengo elevate a chi blocca il traffico con la propria auto.

Ma ci pare troppo assurdo da credere, ci viene più facile pensare a qualcosa di peggio, ossia al disinteresse per una soluzione banale, "base" diremmo, che comporterebbe notevoli benefici al tpl cittadino, ma senza spendere troppi soldi pubblici.
Meglio grandi interventi costosi da appaltare a qualche grossa impresa privata, e visibilità per raccogliere consenso per qualche politico, che tanti piccoli interventi in grado di aumentare da subito le capacità di mobilità del sistema di trasporto milanese.

Degli autisti incauti e non curanti possiamo dire tutto il male che vogliamo, giustamente, ma se una soluzione esiste per evitare di fatto che questi comportamenti creino danni al trasporto pubblico chi è preposto ad attuarla, e non lo fa, è il primo responsabile della situazione.

Viale Lunigiana. I paletti, reperto archeologico di quello che fu
decenni fa, un sistema per evitare la sosta sui binari.
Pochi giorni fa ci è capitato di essere testimoni, nella stessa giornata, di due incagli in orari diversi presso gli impianti tranviari di viale Lunigiana. Nella stessa giornata sulla stessa linea!
Per evitarlo sarebbe bastato il famoso doppio gradone, o anche solo ripristinare la catenella ai paletti che la reggevano e che sono ancora in loco ma abbandonati da decine d'anni.

Ritardi, irregolarità di transito, blocchi (mediamente 7 al giorno!), si potrebbero diminuire sensibilmente aumentando quindi il gradimento dei cittadini e rendendoli più propensi a servirsi dei mezzi pubblici.

Comune e Atm, cosa aspettano a farlo?


Milano, 25.5.18

Perché a Milano non si è mai deciso di velocizzare il trasporto pubblico di superficie?

La domanda può sembrare retorica, e invece no, non lo è. La motivazione per la quale nel corso degli anni nessuna amministrazione si sia mai fermamente impegnata nella riduzione dei tempi di viaggio dei mezzi pubblici di superficie rimane oscura ai più. Probabilmente anche agli stessi amministratori, che considerano l’argomento una specie di tabù.

Eppure non sono molte le azioni strutturali (si badi al significato dell’aggettivo) che, nella gestione della mobilità urbana, sono in grado di garantire in un sol colpo ampie ricadute positive sia nei confronti dei cittadini che della pubblica amministrazione. Ancora meno sono quelle che, per raggiungere tali positivi risultati, necessitano di un investimento di entità limitata. Le misure di velocizzazione delle linee del trasporto di superficie, in particolare quelle tranviarie, rientrano in questo insieme.

Sebbene la letteratura e le esperienze, a questo proposito, siano molto vaste e – cosa rara – unanimi, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) di Milano (*), in uno slancio di trasparenza senza precedenti, non si è limitato a ribadire che la velocizzazione delle linee di superficie è un intervento sensatissimo, ma ha anche misurato quanto è sensato, arrivando a dire che i vantaggi per la città sono più ampi di quelli che si potrebbero ottenere costruendo cinque nuove linee di trasporto di massa ad alta frequenza (metropolitane).

La velocità commerciale

Come ormai è noto, la velocità delle linee di superficie a Milano è molto bassa. In particolare, la rete tranviaria soffre pesantemente della congestione stradale, dell’assenza di misure volte a privilegiare il transito dei mezzi pubblici nei pressi degli incroci, di un’infrastruttura obsoleta, della presenza di fermate molto ravvicinate. Questo fa sì che la rete tranviaria di Milano abbia la più bassa velocità commerciale d’Europa.

In quanto tempo e a che velocità si percorre, in tram, una distanza di 7,6 km alle ore 8.30 del mattino

Città
Tempo di percorrenza (minuti)
Velocità commerciale (km/h)
Monaco
24
19,0
Goteborg
27
16,9
L’Aia
27
16,9
Francoforte
28
16,3
Berlino
28
16,3
Zurigo
31
14,7
Nizza
32
14,3
Basilea
32
14,3
Amsterdam
32
14,3
Anversa
33
13,8
Rotterdam
33
13,8
Milano
48
9,5


Una velocità commerciale bassa provoca gravi svantaggi. Il primo riguarda i singoli utenti del trasporto pubblico, che impiegano più tempo del necessario per compiere i propri spostamenti; il secondo riguarda la cittadinanza nel suo complesso, che risponde a questa carenza con la disaffezione verso il sistema di trasporto pubblico e il conseguente maggiore utilizzo dei mezzi privati (aumento della congestione stradale); il terzo riguarda l’amministrazione pubblica, che utilizza le proprie risorse in modo inefficiente.

Gli interventi possibili

Il PUMS di Milano pone come obiettivo realistico un aumento medio della velocità commerciale del 30%, da realizzarsi tenendo conto che la stessa velocità andrà via via incrementandosi con l’aumento della distanza dal centro storico (ambito che, per ragioni urbanistiche e di conformazione degli spazi, non permette prestazioni equivalenti a quelle raggiungibili lungo gli ampi viali di periferia): almeno 12 km/h dentro la Cerchia dei Bastioni, almeno 14 km/h nella fascia intermedia tra i Bastioni e la cerchia ferroviaria, almeno 18 km/h esternamente alla cerchia ferroviaria.

Gli interventi da attuarsi per ottenere i valori obiettivo vengono ricondotti alle seguenti tipologie: i) preferenziamento semaforico; ii) protezione dalle interferenze trasversali (corsie riservate); iii) riduzione del traffico lungo gli assi a circolazione promiscua; iv) eliminazione dei vincoli infrastrutturali che impongono rallentamenti; v) revisione della densità e della distribuzione delle fermate.

Non si tratta, al contrario della costruzione di una nuova linea di metropolitana, di “grandi opere”, ma di interventi di piccolo calibro, di estensione limitata, di costo medio-basso e diffusi su tutto il territorio comunale. Il PUMS stima in 300 milioni di Euro l’ammontare complessivo dei lavori infrastrutturali e tecnologici necessari alla rete di superficie (per confronto, si tenga conto che il costo di costruzione della nuova linea M4 è di 1,8 miliardi di Euro, sei volte tanto).

I benefìci attesi

La valutazione dei benefici sorprende anche i più ottimisti. I vantaggi per gli utenti in termini di surplus (differenza tra benefici attesi e costi sostenuti) ammonterebbero a 221 milioni di Euro ogni anno, distribuiti sia sugli utenti abituali del trasporto pubblico – i quali possono spostarsi più velocemente, ovvero risparmiare tempo negli spostamenti – che su quelli futuri – ovvero coloro che, grazie a mezzi pubblici più veloci, abbandonano il mezzo privato perché meno conveniente. I benefici riguardano anche gli automobilisti incalliti, poiché lo spostamento modale di una moderata quota di persone dal mezzo privato a quello pubblico permette automaticamente di liberare le strade dal traffico, agevolando anche gli spostamenti sulle quattro ruote.

Infine, tutt’altro che trascurabili sono i benefici per la pubblica amministrazione. L’aumento della velocità commerciale del 30% sulla rete di superficie permetterebbe al Comune di Milano un risparmio annuale stimato in 23 milioni di Euro sui costi di esercizio, liberando dunque risorse per eventuali aumenti dell’offerta di trasporto.

Il tema è attualissimo. La recente decisione del Comune di Milano di sopprimere, nelle notti precedenti ai giorni feriali, ben dieci linee notturne di autobus (**) per finanziare l’anticipo di circa 30 minuti dell’inizio del servizio sulle quattro linee metropolitane, ha riportato sotto le luci della cronaca il tema delle risorse scarse che affligge – per la verità in tutta Italia – il settore del trasporto pubblico locale. L’amministrazione milanese ha scelto, per questo 2017, di riorganizzare l’offerta di trasporto pubblico senza aumentare le risorse messe a disposizione per la fornitura del servizio ATM, attuando il principio della “coperta corta”: per consentire l’anticipo degli orari della metropolitana è stato necessario sopprimere le linee notturne, per fornire un servizio di autobus nei nuovi quartieri ora sguarniti si dovranno ridurre le frequenze nei giorni festivi, e così via.

A questo punto il lettore non farà certo fatica a chiudere il cerchio. Se con interventi diffusi e a costi del tutto abbordabili è possibile risparmiare tempo, agevolare gli utenti del trasporto pubblico, aumentare l’offerta, diminuire il traffico e ridurre drasticamente i costi di gestione del sistema, perché a Milano non si è mai deciso di velocizzare il trasporto pubblico di superficie?


Ivan Uccelli
13.1.17

(*) Redatto per volere dell’Amministrazione Pisapia, in aggiornamento al PUM 2001 vigente, ma mai approvato dal Consiglio Comunale. Il PUMS è comunque consultabile sul sito del Comune di Milano.

(**) Le linee soppresse venivano utilizzate – sono dati dell’Assessorato – da non meno di settemila viaggiatori ogni settimana.