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Ci sarà un nuovo aumento dei biglietti di Atm e Trenord?

Lo si saprà a fine agosto, per adesso solo un po' di chiacchiere incrociate fra Regione e Comune.





-- Tratto da Milano Today --

Aumento biglietti Atm, decisione rimandata a fine agosto

Per ora nessuna decisione. La scelta sui possibili aumenti delle tariffe dei biglietti Atm è stata rimandata a fine agosto. Nella mattinata di (...) mercoledì 2 agosto, l'assemblea dell'Agenzia del trasporto pubblico di bacino della Città metropolitana di Milano, Monza, Brianza, Lodi e Pavia si era riunita proprio per stabilire se recepire la delibera dell'adeguamento Istat approvata da Regione Lombardia, decretando un rincaro dei ticket Atm, ma tutto è stato appunto rimandato a fine mese.

La maggior parte di chi sedeva al tavolo si è detto contraria agli aumenti. Posizione che è stata ribadita anche da Palazzo Marino che attraverso l'assessora alla Mobilità Arianna Censi ha chiesto che i costi delle maggiorazioni vengano coperti dalla Regione e dallo Stato.


La votazione sugli aumenti è stata rimandata anche nell'attesa di acquisire una maggiore consapevolezza su quanto i rincari peserebbero sul bilancio di ciascun ente. In generale, sui 10 milioni circa stimati per coprire gli aumenti, la quota del Comune di Milano è quella più rilevante. Di qui la possibilità che i biglietti di metro, tram, autobus e filobus di Milano costino 10 centesimi in più, dopo che il loro prezzo era già salito a 2,20 euro lo scorso gennaio. L'eventuale rincaro entrerebbe in vigore da gennaio 2024. Dal 1° settembre, intanto, dovrebbero arrivare gli aumenti per i ticket Trenord.

Milano, 3.8.23


Classico metodo di autoriduzione adottato
da chi non può permettersi neanche il costo di un biglietto. 



A Milano aumenta il biglietto e diminuiscono le corse. Cos'è che non si è capito della crisi ambientale (e sociale) che ci sta travolgendo?

A Milano si insiste sulla strada sbagliata, di fronte al cataclisma ambientale che sta sempre più entrando nelle nostre vite e alla necessità obbligatoria di rispondere con la diminuzione di produzione di Co2 le nostre istituzioni pensano bene di aumentare ancora il biglietto dei mezzi pubblici e diminuire le corse(!!!), per poi riempirsi la bocca ogni volta che fanno qualche investimento di routine come comprare nuovi treni per il metrò o qualche mezzo moderno. 

Questi tanto decantati investimenti sono passaggi tecnici necessari e previsti, quello che andrebbe fatto, e non viene fatto, sarebbe avere il coraggio politico di trasformare gradualmente Milano in una città ecologicamente più sostenibile e la cosa non è impossibile, già molte altre città europee e nel resto del mondo ci stanno provando.

Per farlo non ci sarebbe bisogno di immensi investimenti e tempi lunghi di realizzazione, come costruire nuove metropolitane, ma, ripetiamo, la volontà politica di cambiare gerarchia alla mobilità togliendo all'automobile il primato incontrastato che ha su tutti gli altri modi di muoversi.

Lo diciamo da anni, basterebbe implementare, a cominciare da tutte le tratte tranviarie, l'asservimento semaforico ai mezzi e in contemporanea separare il traffico privato da quello pubblico con l'istituzione di corsie preferenziali e protette in tutta la città. 
Tutto questo, oltre che cambiare in modo radicale il modo di muoversi in città, sarebbe economicamente fattibile e con tempi di realizzazione brevi.

Perché non si fa? Perché Milano sull'asservimento semaforico è in ritardo di trent'anni (30!) rispetto alla quasi totalità delle città europee (e non solo)?
Com'è possibile che ci si (auto)vanti di essere una città "Proiettata nel futuro" e poi si diminuiscono le corse e si aumenta il biglietto dei mezzi pubblici?

Fare quanto proponiamo (e stanno già facendo molte città) per Milano sarebbe una rivoluzione ma è proprio di questo, come minimo, che abbiamo bisogno se vogliamo rispondere in maniera utile alle sfide del nostro tempo.


Leggi anche: Aumenti o gratuità, i gravi errori della politica milanese e lombarda

Milano, 19.3.23

 



Aumenti o gratuità, i gravi errori della politica milanese e lombarda

Notizia di questi giorni è che a Milano l'Atm incassa con i biglietti 80.000.000 di euro in più delle previsioni, ma per l'aumento dei costi dell'energia decide di tagliare le corse dei mezzi di superficie e di aumentare biglietti e carnet. 

Ci chiediamo: ma esattamente Atm, il Comune e la Regione, gli enti che gestiscono traffico e mobilità pubblica, in base a quali obbiettivi da perseguire prendono questi provvedimenti?
Nel sempre più evidente e marcato sconvolgimento climatico e ambientale che la società umana moderna si è mai trovata ad affrontare, le nostre Istituzioni aumentano il biglietto e riducono le corse?

Il contributo che una oculata gestione del trasporto e della mobilità dovrebbe e potrebbe dare alla lotta ai cambiamenti climatici non è poca cosa, i trasporti attualmente sono la causa del 20% del consumo globale di energia, e il 40% di questa 'fetta' e' dovuta al solo traffico cittadino.

Perché allora a Milano si continua ad agire con una mentalità vecchia di 40 anni, con poche ed economicamente insostenibili grandi opere e non si fa come in molti altri paesi che nell'efficientamento della mobilità urbana hanno fatto passi da gigante?
Meno spazio alle auto, grande espansione e ammodernamento della rete del trasporto pubblico di superficie, in special modo quello su ferro, con percorsi protetti dal traffico e asservimento dei semafori, creazione di nuovi assi di penetrazione con moderne e veloci tranvie per collegare l'hinterland, collegamenti ferroviari frequenti e puntuali.
Tutte cose che esistono già altrove e che basterebbe copiare.




Beppe Sala contro i mezzi pubblici gratis:
"Grave errore"
Questo il commento del sindaco di Milano sulla proposta, lanciata in alcune città italiane, di rendere gratuito l'accesso a metro, autobus e tram

Beppe Sala contrario ai mezzi pubblici gratis per tutti. Il sindaco di Milano ha definito un "grave errore" la proposta, avanzata in alcune città italiane, di rendere gratuiti i mezzi di trasporto, affermando che si tratterebbe di "pura demagogia".

Il dibattito sulla possibile gratuità di metro e mezzi di superficie ruota intorno all'annuncio del sindaco di Bari, Antonio Decaro, sull'introduzione di un'agevolazione speciale che, grazie a fondi europei, nel 2023 permetterà a tutti i cittadini di utilizzare l'autobus ogni giorno pagando soltando 20 euro all'anno. Il piano per rendere quasi gratuiti i mezzi pubblici potrebbe essere adottato anche in altre città, dove verrebbe reso possibile attraverso i finanziamenti di sostegno alla mobilità previsti nel programma operativo per le città metropolitane.

Mentre a Bari l'abbonamento annuale ai mezzi passa per tutti da 250 euro a 20 euro, per invogliare i cittadini a lasciare a casa l'auto; nel capoluogo lombardo, dal 9 gennaio, arriva invece l'aumento di 20 centesimi sui biglietti di Atm e ad aumentare saranno anche i carnet, mentre almeno per ora rimangono invariati i prezzi degli abbonamenti.

A livello internazionale, la linea adottata di recente nella città pugliese non è una novità. La Germania, ad esempio, qualche mese fa aveva introdotto un abbonamento da 9 euro al mese per il trasporto pubblico locale e regionale. E anche Spagna e Lussemburgo avevano applicato vari sconti, fino alla quasi gratuità, per salire sui mezzi pubblici. A Milano però nulla del genere sembra in programma. Secondo il sindaco, infatti, rendere gratis i mezzi pubblici "sarebbe un errore grandissimo". "Grande rispetto per Bari - ha commentato Sala -, ma questo significherebbe fare un passo indietro nello sviluppo del trasporto pubblico e portare al tracollo tanti Comuni. Ma perché dobbiamo essere così demagogici?".



Milano, 7.1.23


Un aumento del biglietto ancor più inaccettabile

Un tempismo perfetto, non c'è che dire.

In tutta Europa le amministrazioni di molte città e regioni stanno abbassando il costo del biglietto dei mezzi, quando non lo rendono completamente gratuito, per venire incontro alla crisi ambientale e sociale in corso, invece a Milano, Comune e Regione in un penoso rimbalzo di responsabilità, annunciano un ulteriore aumento fra il 5 e il 15%.

Fino al 2011 il biglietto costava 1 euro, poi fino al 2018 è costato 1,50 euro e ora passerà dagli attuali 2,00 euro a 2,10-2,30 euro.
Un aumento del 110%-130% in 11 anni! Esageratamente di più di qualunque tasso di inflazione.

La crisi climatica e l'impoverimento generale sembra non siano sufficienti a far cambiare strada ai nostri fieri amministratori, e neppure la guerra in Ucraina, che ha già ora ricadute sulla disponibilità di risorse energetiche, non smuovono di un millimetro chi decide e dispone delle risorse pubbliche (risorse pubbliche, cioè nostre!).

Come dice il Comitato ATM Pubblica: "...Vogliamo il trasporto pubblico gratuito, perché è un servizio essenziale, e non una fonte di profitto, perché il pubblico deve agire contro l'inflazione e perché è inderogabile affrontare di petto la crisi climatica!..."



Treni gratis in Spagna fino a dicembre. E altri paesi dove il trasporto pubblico non si paga (o costa pochissimo)
La Spagna rimborserà il 100% degli abbonamenti ferroviari per tre mesi. In Lussemburgo i mezzi pubblici sono gratuiti, Malta è pronta a fare lo stesso passo. In Germania abbonamenti a 9 euro mensili fino ad agosto. E ci sono casi anche in Italia
Kevin Carboni -Wired 13.07.2022

La Spagna ha stabilito che per tre mesi abbonamenti e biglietti dei treni saranno gratis, per contrastare l’aumento dei prezzi energetici e sostenere forme di trasporto più sostenibili. La misura è stata annunciata in parlamento dal premier spagnolo del Partito socialista Pedro Sanchez ed entrerà in vigore dal primo settembre al 31 dicembre 2022. Oltre alla Spagna un numero sempre crescente di paesi e città europee stanno abbassando o azzerando i costi dei trasporti ferroviari per passeggeri e passeggere, per agire contro la crisi climatica e compensare l’aumento dei costi del carburante.

Utilizzando treni, tram e autobus invece che le automobili, oltre a ridurre l’impatto ambientale dei trasporti, i paesi europei possono ridurre il consumo di carburante e quindi la dipendenza del continente dalle importazioni di energia dalla Russia. L’invasione dell’Ucraina ha infatti reso sempre più pressante la necessità di scollegarsi dalla rete energetica della Russia e tagliare le grandi entrate economiche di Mosca derivate dalle esportazioni in Unione europea.
  1. Spagna
  2. Germania
  3. Lussemburgo
  4. Malta
  5. Le città
Spagna

La Spagna è l’ultimo paese ad aver introdotto un rimborso del 100% sul costo degli abbonamenti e dei biglietti per le tratte ferroviarie locali e di media distanza controllate dallo Stato, oltre al taglio degli extra profitti dei gruppi energetici e una serie di bonus per la popolazione. La misura però durerà solo 3 mesi, almeno per ora, dal primo settembre al 31 dicembre 2022.

Germania

La Germania non ha cancellato tutti i costi per i trasporti ma li ha resi estremamente bassi, portando i prezzi degli abbonamenti mensili per tutti i trasporti a 9 euro al mese per giugno, luglio e agosto 2022. Non è ancora chiaro se la misura verrà prorogata, ma di certo ha aumentato il numero dei passeggeri dei mezzi pubblici, creando anche alcuni disagi per la mancanza di personale di servizio in grado di gestire l’affollamento.

Lussemburgo

Il Lussemburgo è invece il primo paese al mondo ad aver reso gratuito, senza limiti temporali, tutto il trasporto pubblico. La nuova politica è entrata in vigore dal primo marzo 2020 e riguarda tutti gli utenti, sia i residenti, che i pendolari internazionali che i turisti.

Malta

Nel 2021 il governo maltese ha annunciato di voler rendere gratuito il trasporto pubblico dell’intera isola, anche per i turisti. La misura entrerà in vigore dal primo ottobre 2022, rendendo Malta il secondo paese europeo a non far pagare i mezzi di trasporto.

Le città

Non tutti i paesi sono stati in grado di implementare un servizio pubblico gratuito o a basso costo su tutto il territorio nazionale, ma diverse città hanno voluto provare in maniera autonoma a fornire questo servizio. Per esempio in Italia la città di Livigno, in Lombardia, ha reso gratuito per tutti l’uso degli autobus, mentre Genova ha azzerato i costi per la metropolitana e gli impianti verticali, come le funicolari, fino al 31 luglio 2022.

Nel resto dell’Europa troviamo anche la capitale dell’Estonia, Tallin, dove i mezzi pubblici sono gratis dal 2013; Dunkirk, in Francia, che ha reso gratuiti i mezzi pubblici per i residenti dal 2018, oppure ancora la città di Samokov, in Bulgaria, che ha eliminato i costi dal 2008. Infine troviamo anche Avesta in Svezia, Matiehamn in Finlandia, Dewsbury in Regno Unito e alcune isole danesi.



Sullo stesso argomento leggi anche:

- Trasporti: un diritto per tutti un vantaggio per l'ambiente

Trasporti: un diritto per tutti un vantaggio per l'ambiente

Malgrado la crisi climatica abbia già iniziato a farsi sentire prepotentemente nelle nostre vite le classi dirigenti che gestiscono il mondo continuano, come se niente fosse, a fare quello che hanno sempre fatto: estrarre profitto e potere da tutto quello che si può, senza badare alle conseguenze per il pianeta e per le persone che lo abitano.

Invece sarebbe urgente, urgentissimo, un cambiamento radicale di sistema, di priorità e di scopi per i quali si produce e si costruisce. Uno di questi aspetti, che è quello di cui ci occupiamo noi, è il modo di muovere merci e cittadini nelle aree urbane e suburbane.

Qui in Italia siamo particolarmente indietro in questo, il settore dei trasporti è considerato ancora, in un tipico approccio mafioso-capitalista, settore di sfruttamento per produrre utili economici e non benessere e qualità della vita e dell'ambiente per i cittadini.

Tutte le volte che abbiamo provato a proporre i trasporti gratuiti per affrontare la crisi ambientale (e quella sociale) ci è sempre stato risposto che era assolutamente impossibile.

Invece sono sempre di più (all'estero) esempi che vanno in questa direzione. Qui sotto riportiamo il virtuoso e vincente esempio adottato in Germania. 

(Un appunto importante: per avere veramente successo il trasporto pubblico non può essere solo gratuito, deve anche essere di qualità ed efficiente. In Germania da questo punto partono già ben piazzati, in Italia dovremmo considerare bene anche questo aspetto da implementare insieme alla gratuità)

Milano, 3.7.22 



Germania, il prezzo politico fa il boom di passeggeri

LA PROPOSTA. Con il biglietto a nove euro al mese aumentano i mezzi e diminuisce il traffico. La Linke: adesso abbonamento annuale a 1 euro al giorno

Germania, il prezzo politico fa il boom di passeggeri


Tram in Germania - Uli Deck/Ap
Tram in Germania - Uli Deck/Ap

di Sebastiano Canetta

Boom di passeggeri su treni, bus e metropolitane e parallela riduzione del traffico su gomma. Il biglietto dei mezzi pubblici a 9 euro al mese si conferma come un successo clamoroso: dall’inizio del mese in Germania sono stati venduti ben 21 milioni di abbonamenti al prezzo «politico» fissato dal governo Scholz in nome della svolta ecologica e della lotta al caro-vita.


Risultato: in 23 delle 26 principali città della Repubblica federale le lunghe code di auto nelle ore di punta sono praticamente scomparse, come prova lo studio presentato ieri da «Tom-Tom International» per conto dell’agenzia Deutsche Press Agentur. «I dati elaborati indicano che il sostanziale calo di traffico rilevato dai nostri tecnici è strettamente legato all’introduzione del nuovo biglietto speciale», certifica Ralf-Peter Schäfer, esperto di trasporti dell’azienda leader dei sistemi di navigazione satellitare.

DA QUI LA PROPOSTA collaterale del «Sozialverband Deutschland» (Sovd), la storica associazione di difesa dei cittadini fondata alla fine della Prima guerra mondiale, immediatamente recepita dal capogruppo Linke al Bundestag, Dietmar Bartsch. «Dobbiamo assolutamente approfittare di questo momento per sfruttare lo slancio. L’obiettivo è introdurre un’offerta basata su sconti permanenti», riassume Adolf Bauer, presidente del Sovd, immaginando l’abbonamento annuale a 365 euro, ovvero 1 euro al giorno.

Ma tra i benefici del «ticket per il Clima» valido fino alla fine di agosto emerge anche il fattore-tempo. «Negli ultimi trenta giorni i pendolari hanno perso meno ore nel tragitto casa-lavoro rispetto a maggio. È accaduto in quasi tutte le città prese in esame», tiene a precisare Schäfer prima di squadernare la curva del successo.

«NEI PRIMISSIMI giorni dopo l’introduzione del biglietto a prezzo calmierato i dati di Tom-Tom non mostravano grandi effetti sul traffico, ma con il passare del tempo abbiamo cominciato a registrare gli effetti positivi sui flussi automobilistici». In particolare la decongestione delle arterie urbane ha interessato soprattutto Amburgo e Wiesbaden. Qui gli specialisti della navigazione satellitare hanno rilevato il risparmio medio rispettivamente di 4,2 e 3,9 minuti sul tragitto di mezz’ora.

Ai 21 milioni di nuovi utenti si aggiungono i 10 milioni di passeggeri già in possesso dell’abbonamento ordinario. «In totale, quindi, la cifra di 30 milioni di ticket mensili precedentemente calcolata dagli esperti del settore non solo è stata raggiunta ma addirittura superata», fa notare Ingo Wortmann, responsabile dell’Associazione delle aziende di trasporto tedesche (Vdv), più che soddisfatto per numeri inimmaginabili anche solo un mese fa.

MENTRE SEMBRA che il «9 euro-ticket» abbia contribuito perfino a rallentare il galoppo dell’inflazione, incubo storico della Germania fin dai tempi della Repubblica di Weimar. I calcoli dell’Istituto federale di statistica restituiscono il calo dell’impennata dei prezzi al consumo dal 7,9% di maggio al 7,6% di giugno.

Infine l’aumento di passeggeri sulle tratte a breve raggio (stimato da «Deutsche Bahn» nell’ordine del 10-15% rispetto a prima della pandemia) ha indotto le ferrovie statali a moltiplicare l’offerta di treni. La filiale locale «Db-Regio» segnala 250 convogli giornalieri supplementari, con buona pace degli esperti del libero mercato che all’annuncio del provvedimento da parte del governo Scholz avevano lanciato il falso-allarme sui rischi del «Klima-ticket» paventando il blocco della rete, l’impossibilità di prenotazione e i sovraffollamenti che non ci sono stati.

(link all'articolo originale: https://ilmanifesto.it/germania-il-prezzo-politico-fa-il-boom-di-passeggeri)


La 90/91 e la Milano che vogliamo

La lettura di questa testimonianza, di un utente della circolare 90/91, ci fa sorgere inevitabilmente una domanda: ma in che tipo di città, di mondo, vogliamo vivere? 
Veramente far rispettare la legalità (ma solo ai poveri) è "il problema" cardine della nostra società?




Per motivi personali, ormai da più di un mese mi capita di passare ogni venerdì mattina davanti a
Pane Quotidiano Onlus in Viale Toscana, e quindi vedo ogni volta decine (probabilmente anche centinaia) di persone in un'enorme fila in attesa di poter ricevere dei beni alimentari di prima necessità che non possono permettersi.

Davanti a Pane Quotidiano c'è la fermata della Circolare 90/91, l'autobus forse più utilizzato di Milano e presumibilmente anche il mezzo scelto da molte di queste famiglie per venire a ritirare il cibo in Viale Toscana.

Con mio grande stupore, mi sono accorto che OGNI VOLTA ci sono almeno 4/5 controllori ATM appostati alla fermata (vivo a Milano da 28 anni e abito sopra al capolinea della 90/91, eppure i controllori per me sono tipo una leggenda metropolitana, se ne vedono davvero raramente e comunque mai così tanti e con questa frequenza), di solito impegnati nel dare le multe a persone con in mano i sacchetti contenenti chiaramente del cibo che hanno ritirato a Pane Quotidiano. 
Il ragionamento dietro agli appostamenti è facilmente intuibile: se queste persone non hanno i soldi per permettersi di fare la spesa e di comprarsi beni alimentari di prima necessità, evidentemente non avranno neanche i soldi per permettersi un biglietto o un abbonamento ATM. E infatti, posso testimoniare che ho visto sempre questi controllori andare a botta sicura, puntare le persone (preferibilmente stranieri) che scendono dall'autobus con i sacchetti vuoti e fermarli per fare loro le multe.

Sinceramente, a me questo tipo di ragionamento (e di premeditazione, mi viene da dire) fa abbastanza schifo. Questo accanimento, nei confronti di persone che devono già subire l'umiliazione di mettersi in fila su un marciapiede alla mattina per poter portare del pane e un pasto sulla tavola che altrimenti magari non potrebbero permettersi, persone che forse hanno perso tutto a causa del Covid e della crisi attuale, mi sembra assurdo e ingiustificabile.

Solitamente sono il tipo di persona che tende a tenersi queste cose nel privato, e soprattutto evito di scriverle su facebook, ma è ormai più di un mese che assisto ogni settimana a questo spettacolo e sinceramente vorrei avere delle risposte. Io non so chi abbia pensato che fosse una buona idea mandare un gruppetto di controllori ogni volta per fare le multe a gente che tendenzialmente non avrà nemmeno la possibilità di pagarle; ma sicuramente tutto questo non rispecchia il sistema di valori su cui vorrei che si fondasse la città in cui vivo. E, mi permetto di aggiungere, credo che anche l'attuale amministrazione del Sindaco Beppe Sala non possa permettere che sia questo il tipo di gestione che viene portata avanti, dove le fasce più deboli della popolazione non sono solo dimenticate, ma addirittura colpite più duramente da questo tipo di iniziative.


Milano, 1.5.21

In Germania ad Ausburg mezzi pubblici gratis in centro

Cambiamenti climatici e smog. Per tentare di porre un rimedio, ad Augsburg, terza città della Baviera, in Germania, i mezzi di trasporto pubblici in centro diventano gratis.

Ennesimo esempio lungimirante, ennesima dimostrazione che si può (deve) fare anche a Milano.





servizio del Tg3 del 4 gennaio 2020 realizzato dal corrispondente Rino Pellino.

Muoversi a Berlino costerà solo un euro al giorno

A Milano è stato appena aumentato il biglietto a 2 euro per ricavare circa 50 milioni di euro in più di incasso per Atm, malgrado l'Azienda sia già in attivo.
A Berlino fanno il contrario, diminuiscono l'abbonamento fino a farlo costare 1 euro al giorno.

Questo dovrebbe mettere a tacere tutti gli entusiasti di questa finta "rimodulazione tariffaria" (la rimodulazione in quanto "modulazione differente" c'è stata, ma se a conti fatti estrae dalle tasche degli utenti più soldi, in italiano il termine corretto è -aumento-).



Muoversi a Berlino costerà solo un euro al giorno

Il caso. Non è il biglietto gratuito immaginato dalla coalizione rosso-verde, ma è «una svolta epocale». 100 milioni in due anni di mancati incassi. Ma il sindaco Müller insiste nel proseguire nella sua scelta. È un investimento in antitesi alle grandi opere in città.
Articolo di Sebastiano Canetta su Il Manifesto


La rivoluzione berlinese del trasporto pubblico: metro, tram, bus più la rete fluviale a 1 euro al giorno. Meno della metà dell’attuale abbonamento annuale che ne costa ben 761. Un piano ambizioso, tutt’altro che di semplice attuazione, concepito dal sindaco Spd Michael Müller, convinto di inseguire «un obiettivo realistico, fattibile, confermato dalle reazioni positive dei miei concittadini».

Non sarà il biglietto gratuito immaginato inizialmente dalla coalizione rosso-rosso-verde: «obiettivo troppo lontano dalle nostre risorse finanziare» spiegano, calcolatrice alla mano, al Municipio Rosso. Ma corrisponde comunque a una svolta epocale «sul modello di Vienna» e, come ammette il borgomastro, «sulla spinta della questione ambientale». Del resto, riassume Müller, «se voglio incentivare sul serio i residenti a utilizzare i mezzi pubblici, devo far loro la migliore offerta possibile».

IL NUOVO ABBONAMENTO dovrebbe entrare in vigore entro i prossimi 24 mesi. Costerà circa 100 milioni di euro in mancati incassi, metà a carico del Comune. Un piccolo salasso per la Bvg (l’azienda pubblica dei trasporti) il cui bilancio 2019 prevede 1,4 milioni di ricavi contro i 13,2 dell’anno scorso, e il cui Rapporto di gestione approvato quattro anni fa stabilisce di collegare le tariffe all’inflazione e al crescente costo dell’energia. Di conseguenza era stato deciso l’aumento del biglietto del 3% nel 2020.

VERDI E LINKE appoggiano nella sostanza il progetto di Müller, ma pure si riservano di capire meglio come sia esportabile la misura già operativa nella capitale austriaca. Finora non è ancora sufficientemente chiaro quanto il biglietto a 1 euro abbia inciso nel trasferimento di un numero adeguato (a far quadrare i conti) di cittadini dall’automobile al trasporto pubblico. A Vienna l’introduzione dell’abbonamento annuale a 365 euro, inoltre, è stata accompagnata da un drastico aumento delle tariffe dei parcheggi. In più, i Grünen stanno valutando se basteranno i 2,3 miliardi destinati alle nuove carrozze ordinate e già in produzione.

Ma Müller tira dritto. Tanto che alla luce delle previsioni della Bvg sul rilevante aumento di passeggeri da gennaio (al di là della nuova offerta) aveva pensato anche a «a cifre inferiori a 1 euro ma poi non sarebbe rimasto il denaro necessario per i nostri due investimenti prioritari: l’espansione della rete e il rinnovo del parco-mezzi Bvg», sottolinea il sindaco. Ricordando in parallelo come rispetto a un lustro fa la situazione finanziaria di Berlino (sempre pesantemente indebitata con lo Stato centrale) sia un po’ migliorata.

«In questo momento si spalanca una finestra di straordinaria opportunità nel budget del Land in cui è finalmente possibile considerare il progetto del nuovo abbonamento. Dobbiamo essere pronti a cogliere al volo questa possibilità» chiosa Müller, reduce dalla presentazione extra-Ue del suo piano tariffario «a imitazione di Vienna» la settimana scorsa a Zurigo. Un’idea praticabile anche a Bonn e Reutlingen dove già viene testata la carta ridotta in nome della «crescente domanda di protezione del clima e di città più a misura umana».

PER TUTTI I COMUNI la perdita degli incassi verrebbe compensata dai finanziamenti statali, ovvero pagata con la fiscalità generale a livello di Bundesrepublik. Con buona pace dei quattro Land ricchi che “mantengono” gli altri 16 ai sensi del federalismo costituzionale, che questo significa in Germania.

Come confermano i tecnici della Bvg «le infrastrutture dovranno essere massicciamente ampliate per accogliere il forte aumento di passeggeri attirati dall’enorme riduzione della tariffa». In compenso, tuttavia, il sindaco di Berlino prevede fin da subito meno traffico sulle strade e il miglioramento della qualità dell’aria. Per questo chiede «nuovi treni ora, per potere ampliare l’offerta e quindi la sostenibilità sul lungo periodo dell’abbonamento. Personalmente sono convinto che sia realizzabile». Con lui già il 35% del campione del sondaggio appena lanciato sul più diffuso quotidiano berlinese, secondo cui la misura è «esattamente ciò che mi serve».

IN OGNI CASO, al di là delle evidenti criticità, il maxi investimento pubblico sulla mobilità immaginato dal borgomastro Spd rappresenta l’antitesi dei mega-progetti, ben più faraonici, dell’Hauptstadt tedesca. Nel recente passato Berlino ha gettato miliardi di euro in piani poco più che inutili come la linea della metropolitana da Alexanderplatz all’attiguo Bundestag o la ricostruzione dello storico Castello davanti all’isola dei musei. Per non parlare del nuovo aeroporto dedicato a Willy Brandt, non ancora inaugurato, già obsoleto.


Link all'articolo originale



Milano, 17.7.19

Fermiamo Milano Next! No alla privatizzazione di ATM! - video

Il Comune di Milano tradisce tutte le promesse e marcia spedito verso la privatizzazione dei trasporti pubblici con il progetto "Milano Next". Aziende private e progetti finanziari spericolati per trasformare il trasporto pubblico nell'ennesimo modello di business.

In questa registrazione, di parte dell'assemblea che il Comitato Atm Pubblica ha tenuto lunedì 8 luglio 2019, approfondiscono tutti gli aspetti della vicenda:

Marco Schiaffino (Comitato Atm Pubblica)
Andrea Fumagalli (economista)
Claudio Signore (delegato Cub Atm)






Milano, 10.7.19

Quelli senza biglietto

Riprendiamo dall'edizione italiana della rivista internazionale Jacobin un interessante articolo che tratta, in un'ottica diversa da quella solitamente diffusa, del tema del "biglietto".

Buona lettura.


Quelli senza biglietto. Genesi del razzismo ferroviario

Con un lungo lavorìo ideologico, andato avanti parallelamente alla trasformazione del trasporto in un segmento di mercato, si è arrivati a paragonare l'evasione del biglietto a un crimine. Ma a non pagare sono semplicemente i poveri 

La frase suona più o meno così: «io non sono razzista, sono loro che non pagano il biglietto». Argomento, pur nella sua banalità, penetrante. Al punto che i benpensanti di sinistra, quando qualcuno la pronuncia, vanno in confusione. Balbettano sciocchezze dal sapore coloniale, quali: «Eh, già, ma noi dovremmo dare il buon esempio, e invece…». Oppure si irrigidiscono e scandiscono: «Ci vogliono più controlli! Tutti devono essere multati, senza distinzione di colore. Questo è il principio base dell’eguaglianza: uguali diritti, uguali doveri!». 
Quante volte mi è toccato sentire simili miserie – e parlo tanto dell’affermazione quanto delle risposte automatiche che genera. Assai di rado invece viene pronunciata la semplice verità: a chi non ha soldi né sicurezze anche pochi euro per qualche fermata di treno locale aggravano il bilancio personale e familiare, e dunque da un punto di vista morale è pienamente legittimo il tentativo di evitarne il pagamento. 
C’è un lungo lavoro dietro la scomparsa di questa semplice verità. Provo, qui di seguito, a ricapitolarne i passaggi, spesso costituiti da fattarelli apparentemente di poco conto, come sono le prassi di bigliettazione e di verifica dei titoli di viaggio. Perché è tra le pieghe inosservate di quelle prassi che si sono educate le persone al nuovo razzismo classista. 
Il momento inaugurale di questo processo è da collocarsi a New York nel 1990, quando Bill Bratton diventa commissario capo della polizia della metropolitana, il New York Transit Police Department. Bratton è generoso di ricordi, e racconta così quel periodo cruciale: 
«Graffiti, auto bruciate e rifiuti sembravano essere dappertutto […]. Non appena entravi a Manhattan, incontravi […] la piaga dei lavavetri. […]  Procedendo lungo la Quinta strada, tra negozi di stilisti ed edifici famosi, c’erano ovunque venditori abusivi e mendicanti. Poi giù nella metropolitana dove ogni giorno più di duecentomila persone evadevano il biglietto, saltando i tornelli o passandovi sotto […]. I mendicanti erano su ogni treno. Ogni marciapiede sembrava ospitare una città di cartone dove i senzacasa avevano preso la residenza. Era una città che aveva smesso di prendersi cura di sé stessa.»
La «cura di sé stessa», nel senso moralistico in cui la intende Bratton, non c’entra proprio nulla: New York è una città devastata dai tagli al welfare e ai servizi pubblici (metropolitana inclusa) operati in seguito alla crisi del 1975. David Harvey definisce le pretese dei creditori, che avevano condotto ai tagli, quasi un «colpo di stato da parte delle istituzioni finanziarie contro il governo democraticamente eletto della città», che aveva preparato «la strada alle pratiche neoliberiste, sia a livello nazionale, sotto Reagan, sia a livello internazionale attraverso l’Fmi negli anni Ottanta».
È in questa città sofferente che Bill Bratton decide di applicare la Broken Windows Theory, l’aberrante teoria formulata nel 1982 da George L. Kelling e James Q. Wilson, che si sostanzia nella smisurata persecuzione dei piccolissimi illeciti e persino dei semplici «comportamenti disordinati», ovvero della vita di strada delle classi svantaggiate. Nella subway il commissario Bratton declina cosìquella teoria:
«Non avremmo ignorato le piccole cose. L’evasione del biglietto e il graffitismo non sarebbero più stati considerati troppo insignificanti per meritare la nostra attenzione. In effetti ci saremmo concentrati su di essi con tanta energia quanto sui crimini gravi come i furti, se non di più».
Concentrarsi sull’evasione del biglietto come e più che sui reati gravi: è allora che questo pensiero demenziale diventa dicibile. Quattro anni dopo, quando il nuovo sindaco Rudy Giuliani nomina Bratton a capo dell’intero dipartimento di polizia, lo stesso catechismo dell’oppressione diventa la Zero Tolerance, il cui nome ufficiale, non a caso, è proprio Broken Windows Policing.
Nel corso degli anni Novanta le finestre rotte sbarcano in Europa: si acclimatano a Londra e di lì, attraversando la Manica, appestano l’intero continente. Loïc Wacquant, in Parola d’ordine: tolleranza zero (Feltrinelli, 2000) racconta con stile caustico gli intrecci di ambizioni politiche, finanziamenti di think tank neoconservatori e pavido conformismo accademico che sospingono il triste corteo securitario da questa parte dell’oceano. E, ciò che è più importante, mostra come l’avanzata dello stato penale non sia affatto una risposta al crimine, come pretendono i suoi fautori, ma semplicemente l’altra faccia della dismissione dello stato sociale. A questa dismissione partecipano con entusiasmo i partiti socialisti europei, e in Italia quello ex comunista. Il trasporto pubblico si presta perfettamente a questa coreografia: tre passi indietro per il welfare, pirouette securitaria, feroce balzo in avanti neoliberale. 

Fare paura con la sicurezza

Nel 1994 la regione Emilia Romagna istituisce il progetto di ricerca Città Sicure e lo affida a Massimo Pavarini, stimato criminologo di sinistra. Ho raccontato altrove le contraddizioni del gruppo di studiosi raccolto attorno a Pavarini, e qui mi accontento di riportare una sintetica ammissione di Tamar Pitch, che ne fece parte: «siamo stati apprendisti stregoni». Che significa: abbiamo evocato, da sinistra, forze che la destra avrebbe ben presto utilizzato a proprio vantaggio. Prima tra tutte la paura irrazionale generata dalla voluta confusione, in stile finestre rotte, dei crimini violenti con il «disordine» e i piccoli illeciti (tra i quali troverà posto anche il mancato pagamento del biglietto). E, in secondo luogo, l’allarme creato dallo stesso articolare ossessivamente il discorso pubblico attorno ai temi della sicurezza. Questo farsi monotematico, ovviamente, servirà a togliere il welfare dal centro del discorso.
Giova un esempio di questo duplice, infelice, incantesimo. Lo troviamo in Sicurezza personale e prevenzione del conflitto nel trasporto ferroviario di Elena Zaccherini, una ricerca del 1999 sostenuta da Regione, comune di Bologna, Fs e pubblicata da Città Sicure nel suo Quaderno n. 25 Al centro della ricerca c’è la somministrazione di un questionario il cui scopo è indagare la paura del crimine, le esperienze di vittimizzazione eccetera. Il questionario, un quadernetto che viene consegnato dal controllore ai viaggiatori, ha il titolo di Un treno di tranquillità: sicurezza personale nel trasporto ferroviario, e reca sul risvolto di copertina le seguenti indicazioni:
«Per sicurezza personale nell’ambito del trasporto ferroviario si intendono tutte quelle eventuali situazioni e condizioni ambientali degradate, nonché tutti quei fenomeni (quali furti, borseggi, attenzioni indesiderate, molestie o violenze) che possono accadere o si teme che accadano, sui treni, nelle stazioni o nelle loro prossimità, e che sono fonte di disagio […]. Stiamo cercando di migliorare questo aspetto del trasporto ferroviario. Per questo La preghiamo di compilare attentamente il questionario e di restituirlo al personale FS».
L’autrice del saggio insiste molto sul clima di paura che si respira in quel periodo, sullo «spettacolo fortemente mediatizzato» della criminalità, che conduce a un «sovradimensionamento dei fenomeni» e alimenta «le ansietà dei cittadini». Curiosamente, però, le sfugge quanto sia ansiogeno – per come è impostato e premasticato – quel suo stesso quadernetto di domande che suggerisce, fin dal testo introduttivo, una sorta di equivalenza tra le cose brutte che accadono e le cose che semplicemente si teme possano accadere. 
Nonostante la premasticazione, però, il presunto allarme sicurezza è solo al terzo posto delle preoccupazioni espresse da chi compila il questionario, ben dopo la richiesta di puntualità dei treni e richiesta e quella di prezzi calmierati. In effetti ho già riscontrato altrove questa resistenza al discorso securitario da parte dei ceti popolari di allora, resistenza che gli approcci come quello di Città Sicuresembrano avere proprio la funzione di fiaccare – non mi interessa qui soppesare quanto intenzionalmente. Infatti Zaccherini, immersa nel frame securitario, non si dà per vinta dai risultati del questionario, e suggerisce che anche il nervosismo per un ritardo ferroviario abbia a che fare con la sicurezza:
«non bisogna sottovalutare l’impatto in termini di sicurezza personale che possono avere i tempi di attesa o gli imprevisti cui può dar luogo questo disservizio: attese impreviste, impossibilità di programmare con certezza i propri movimenti e tempi morti del viaggio sono fattori di grande ansia […]».
Nel testo sono poi assunti in modo pedissequo diversi luoghi comuni delle finestre rotte (le richieste di elemosina e i graffiti sono per esempio considerati fonti di insicurezza percepita), e l’immigrazione come fenomeno in sé viene associata ripetutamente e direttamente a fatti negativi («droga, criminalità e immigrazione» pag. 78; «esclusione, disoccupazione, immigrazione e insicurezza» pag. 23). D’altra parte, però, non c’è nel saggio di Zaccherini alcun tentativo di associare la mancanza del titolo di viaggio all’insicurezza: per arrivarci bisognerà aspettare ancora un poco. 

Gli utenti diventano clienti

Parallelo al securitarismo corre l’altro binario della controrivoluzione neoliberale, ovvero la trasformazione dei servizi pubblici di trasporto in un nuovo segmento di mercato. Dal 1997 in poi si susseguono gli interventi legislativi nazionali e comunitari con cui si introducono elementi aziendalistici come il contratto di servizio e si impone la trasformazione dei consorzi municipali di trasporto in società di diritto privato. Deroghe temporali e inerzie renderanno il processo graduale, facendolo passare sotto la soglia di attenzione degli utenti – che da un certo punto si sentiranno chiamare clienti – , ma il virus del mercato è penetrato e agisce sottopelle. 
È quasi difficile dire a quali di questi due binari – quello securitario o quello aziendalistico – appartengano una serie di provvedimenti assunti da Fs a partire dagli anni Novanta. Sono, in parte, surrogati di aumenti tariffari; ma al contempo plasmano una nuova relazione tra controllore e viaggiatore. Il primo, infatti, non si limita più a verificare i biglietti ed emetterne a chi è senza, ma dal 1995 applica una maggiorazione significativa alla tariffa, di fatto una multa, per l’emissione a bordo. Essere senza biglietto non è quindi più semplicemente una situazione da sanare quando passa il controllore, ma diventa un’infrazione da sanzionare. 
Negli stessi anni continua il taglio delle linee e degli sportelli di biglietteria nelle stazioni secondarie (si può leggere qui un dibattito valdostano a questo proposito, ma il fenomeno è generalizzato). Mettendo in relazione questi processi è chiaro come ogni nuova, punitiva, norma sulla bigliettazione sia pensata per compensare tagli di personale e di presenza territoriale: dall’obbligo di vidimare il viaggio di ritorno introdotto nel 1991, alla maggiorazione per l’emissione a bordo del 1995, all’obliterazione generalizzata del 2004, fino alla vessatoria introduzione del biglietto a data fissa per i treni regionali del 2016
Ogni passo indietro delle società di trasporto pubblico viene riequilibrato, per così dire, dalla loro capacità di imporre una prestazione al viaggiatore, che dovrà procurarsi il biglietto da solo, o farlo alla macchinetta, sempre che funzioni; poi obliterarlo, oppure gettarlo inutilizzato e inutilizzabile quando si cambia programma di viaggio (a chi non è mai successo?); più di recente viene spinto a farlo sul proprio device mobile, sgravando Fs di ogni costo di struttura (salvo la semplice manutenzione del software). Quando uno qualsiasi di questi complessi passaggi non funziona, spetterà comunque all’utente pagare il sovrapprezzo per il biglietto emesso a bordo. Tutto questo, si faccia attenzione, ha la funzione di ridurre i costi in un’ottica neoliberale di profitto aziendale (che tocca il massimo storico nel 2017), ma viene sistematicamente spacciato come un disagio che l’azienda si vede costretta a imporre al bravo utente, a causa dei furbetti che non pagano il biglietto. 

Foto segnaletiche

Fer, società privata interamente di proprietà della regione Emilia Romagna, lancia nel 2011 un’aggressiva campagna contro il mancato pagamento del biglietto. I tempi sono ormai maturi per la criminalizzazione, e Fer lo fa senza pudore: le immagini scelte per la campagna, affisse nelle stazioni e sulle fiancate dei treni, sono foto segnaletiche, come se gli evasori del biglietto fossero stati appena tratti in arresto. Tra le mani hanno un cartello che, in luogo della matricola penitenziaria, reca la scritta: «SENZA BIGLIETTO». In perfetto stile finestre rotte e tolleranza zero, quindi, un illecito di trascurabile importanza viene associato, grazie al marketing dell’odio e della paura, a reati che prevedono la privazione della libertà personale.
Nella stessa precisa occasione diviene esplicito come questa trasformazione investa i lavoratori del servizio ferroviario. Essi vanno disciplinati, piegandone l’autonomia (e di conseguenza l’umanità). Viene a perdersi, così e in un colpo solo, non solo la specificità di piccolo illecito del mancato pagamento del biglietto, ma persino la particolarità professionale del funzionario incaricato ad accertarlo, che viene costretto ad agire non più in base all’esperienza e al senso della misura, ma come rigido esecutore di una norma:
«Da lunedì 23 maggio [2011] chi viaggerà sui treni della Fer (Ferrovie Emilia-Romagna) senza biglietto, o con tagliando non convalidato, sarà multato con una sanzione di 48 euro. Una prassi prevista da norme e regolamenti, ma che negli ultimi anni non era stata applicata dai controllori, che di fatto staccavano ai “portoghesi” solo il biglietto con una maggiorazione di 5 euro».
Lasciamo perdere (ma è poi giusto lasciar perdere?), la definizione idiota e razzista di «portoghesi» data da un sito istituzionale, e notiamo come neoliberismo e securitarismo operino nel cancellare i già modesti spazi di autodeterminazione dei lavoratori. I decisori impongono un’implacabile tolleranza zero; intimano ai controllori di eseguirla pedissequamente e passo dopo passo producono quel clima di scontro sui mezzi pubblici che i securitari e i fascisti oggi chiamano (ovviamente senza alcun senso delle proporzioni), «guerra civile». 

Terroristi senza biglietto

Una volta iniziata, la guerra va combattuta. Tutta la retorica che accompagna la creazione di gate che impediscono l’accesso a binari a chi è privo del biglietto trasuda eccitazione bellicista (ne ho parlato qui). Poiché a Roma e Milano i gate vengono installati durante il periodo dei più sanguinari attentati di Daesh in Europa, non si esita a tirare in ballo il terrorismo, come se un kamikaze non potesse comprarsi un biglietto del regionale per poi farsi esplodere oltre i gate o, ancora più comodamente, in mezzo alla coda causata da quelle stesse barriere. A Bologna i gate invece sono invocati da un articolo del Corriere di Bologna che è una vera e propria chiamata alle armi contro poveri e  marginali; ci pensa però l’assessore Alberto Aitini, uomo di estrema destra del Pd cittadino, a riproporli «in un’ottica primariamente di antiterrorismo». Come è evidente, questi provvedimenti sono parte della trasformazione delle stazioni in centri commerciali che cancellino la vista della sofferenza sociale, ma ciò che qui ci interessa è il nesso emotivo che determinano in chi è esposto alla propaganda securitaria. Questo nesso è: se il controllo del biglietto contrasta i crimini e persino il terrorismo, chi è senza biglietto ha certamente qualcosa a che fare con criminali e terroristi. 
Il clima alimentato con tanta sapienza comunicativa (da destra, da sinistra, dal mondo aziendale e dal giornalismo mainstream) è oggi così pervasivo che una parte significativa del personale viaggiante e degli utenti vi si identifica; e reciprocamente sui social i fascisti e i securitari fanno il tifo per i campioni della tolleranza zeroferroviaria. Gli esempi di questa deriva sono tantissimi. Ne ricordo alcuni: la capotreno che dall’interfono aggredisce verbalmente gli «zingari»; quello, sempre di Trenord, che si è finto accoltellato per dare la colpa a un migrante, e infine la capotreno che fa scendere un gruppo di neri perché trovati senza biglietto, diventando protagonista di un video virale. 
Tutto in quel video è orrore. Lo è il fatto stesso che sia stato girato, usando lo smartphone come gogna verso adulti e anche un bambino (neppure pixelato, cosa che se fosse stata fatta a un bambino bianco avrebbe scatenato il finimondo), per essere poi diffuso dal ministro degli interni:
«Onore a questa capotreno che, in Sardegna, fa scendere un gruppo di scrocconi! Il clima è cambiato, #tolleranzazero con i furbetti, anche con un uso massiccio delle Forze dell’ordine. Se vuoi viaggiare, PAGHI come tutti i cittadini italiani perbene!».
Parte dell’orrore è ovviamente anche in quello che dice la capotreno, che è esattamente ciò che ci si può aspettare da una persona che, più tardi, indirizzerà sorrisi e cuoricini a Salvini. In mezzo alle sue parole, però, ce ne sono un paio che dimostrano ancora una volta come alla radice dell’orrore ci siano neoliberismo e privatizzazione: sono il suo richiamo a una fantomatica «equità commerciale» come criterio inderogabile del proprio agire. Il trasporto collettivo è quindi commercio, è affare aziendale; il che, oltre a essere assurdo – la mobilità delle persone dovrebbe essere questione altamente e nobilmente pubblica – è pure falso. La linea tra Iglesias e Cagliari infatti, su cui si svolge la triste scenetta, è percorsa solo da treni regionali, che insieme agli altri che attraversano l’isola sono sovvenzionati dallo stato e dalla regione con decine di milioni di euro l’anno (43 milioni per il 2017, ultimo dato disponibile). Gestione «commerciale» quindi, ma con soldi pubblici. 

L’odio fa bibip

Altro esempio delle radici neoliberali del razzismo sui mezzi collettivi è quello che segue. Diverse aziende di trasporto pubblico hanno introdotto (fin qui sui bus, ma si sta preparando l’applicazione sui treni locali) l’obbligo di passare la tessera di abbonato con microchip e Rfid (smart card) a ogni ingresso sui mezzi. Ovvero il titolare d’abbonamento, oltre a pagare in anticipo un’annualità di viaggi, per essere in regola deve anche aggiungervi una prestazione, quella di avvicinare la card alla validatrice elettronica. Detta così pare una sciocchezza, ma negli autobus strapieni, o se si hanno borse, o se si è una persona anziana, fragile o con scarso equilibrio il bippare, come lo chiama il marketing minacciosimpatico delle aziende di trasporto, diventa problematico e ansiogeno. Per non parlare dell’aumento esponenziale della possibilità di perdere l’abbonamento, dovendolo estrarre continuamente (e la sostituzione è un altro costo – di tempo e denaro – che grava sull’utente).
La pretesa vessatoria del bippare ha essenzialmente tre funzioni. La prima è quella di generare un flusso di dati sugli spostamenti. Questi dati sono utili ai gestori per ottimizzare il servizio (leggasi: tagliare corse), ma soprattutto valgono oro nel mercato dei big datasugli spostamenti urbani, e quindi generano ulteriore profitto all’azienda privatizzata. Profitto pagato dai viaggiatori con qualche caduta e molte contorsioni per bippare ed evitare una sanzione (sanzione per mancata validazione che, si osservi bene, colpisce soggetti in regola con il pagamento del biglietto). 
La seconda funzione del bippare è quella più sbandierata, perché, a differenza della prima, può raccogliere più consenso. Si tratta, guarda un po’, della promessa di ridurre l’evasione. A prima vista non è chiaro come questo avvenga. Alla domanda «perché devo farlo?» la regione Piemonte risponde: «perché è un piccolo gesto che ci aiuterà a migliorare il trasporto pubblico e a contrastare l’evasione!», ovvero risponde con un assioma, mancando di rispetto all’intelligenza dell’utente. Tper, l’azienda bolognese erede di Fer e di diverse ex-municipalizzate, non è da meno. Con scadenti campagne di marketing dichiara questa corvée un sistema «valido contro l’evasione», ma anche qui non c’è spiegazione, bisogna fidarsi di formulette magiche infantili come «Bibip! Convalida, il tuo viaggio si accende». La risposta vera si trova, in piccolo e ai margini, in un depliant propagandistico:
«Validando il tuo titolo di viaggio mostri agli altri che anche tu sei in regola. Il tuo gesto ricorderà, a chi se ne fosse dimenticato, che è necessario avere un titolo di viaggio valido».
Più espliciti ancora sono gli studiosi di afferenza pubblicoprivata (la società per azioni dei trasporti pubblici cagliaritani e una sua spin off) che in un articolo del 2015 ipotizzano che dall’introduzione dell’obbligo di validare a ogni salita ci si possa aspettare 
«la riduzione del tasso di evasione del biglietto e quindi della probabilità che sia evasa la tariffa. In effetti, potrebbe attivarsi una funzione di “controllo sociale” nei confronti degli evasori: i passeggeri in regola potrebbero etichettare gli evasori come imbroglioni. Di conseguenza, si prevede il prodursi di un meccanismo basato sullo “stigma” sociale».
Per chi ancora non l’avesse capito, quindi, questa seconda funzione del bippare non è altro che la riproposizione ipertecnologica e smart delle più disgustose caratteristiche dei regimi fascisti: delazione, conformismo aggressivo, produzione di odio reciproco tra membri di ceti poveri o modesti (chi altro prende l’autobus o i treni locali?). Ricetta perfetta, quest’ultima, per impedire che sorga un solidale anelito di riscatto nei confronti dei ricchi, degli oppressori e dei loro servi.  

La ferrovia senza ferrovieri

Dopo la produzione di big data da vendere sul mercato e quella di odio tra pendolari, la terza caratteristica del bibip! è quella che ci consente di tornare ai lavoratori del trasporto, e all’inganno che li cattura. Bippare a ogni salita (e in prospettiva a ogni discesa) significa infatti assuefare i viaggiatori al fatto che siano macchine, in luogo di umani, a gestire accessi e controllo – come sarà sempre di più anche nelle stazioni ferroviarie. Anche se l’assessore Aitini crede, o finge di credere, che la creazione di varchi per il controllo dei biglietti sarà l’occasione per «assumere nuovo personale in stazione», la realtà è del tutto diversa. Passato infatti il breve periodo in cui il disagio dei viaggiatori verrà ammorbidito dal sorridente dispiegamento di personale, la normalità sarà indirizzata alla massima meccanizzazione, come lascia intendere l’amministratore delegato di Rfi (gruppo Fs) in un’audizione al senato del 2017, in cui parla di «gate intelligenti dai quali prima o poi si entrerà semplicemente con il biglietto senza esibirlo a una persona fisica». Una volta tornellizzate (con fondi pubblici) le principali stazioni, i tagli del personale, e la sostituzione dei ferrovieri con lavoratori esternalizzati, meno specializzati e più economici, troveranno un limite solo nella fantasia dei consigli d’amministrazione; e il securitarismo sposato dai sindacati di categoria si rivelerà per quello che è, ovvero un dispositivo neoliberale. 

Chi non paga il biglietto?

Non intendo concludere senza aver fornito il profilo di chi non paga il biglietto. Mi baso su due ricerche (su passeggeri di autobus urbani) pubblicate in riviste accademiche: la prima è quella cagliaritana già citata, la seconda è stata invece condotta a Reggio Emilia. Sono due articoli decisamente schierati dalla parte del contrasto all’evasione, e quindi farvi riferimento consolida le mie tesi. In quello sardo si legge:
«considerando le determinanti socio-demografiche, abbiamo dimostrato che maschi, di età inferiore ai 26 anni, con bassi livelli di istruzione, disoccupati e/o studenti e senza alternative all’utilizzo dell’autobus sono più probabilmente evasori».
La ricerca reggiana conferma: «la mancanza di un biglietto valido è più probabile se il viaggiatore è giovane, maschio, immigrato non-europeo, malvestito»; anche qui si registra che è più frequente, tra le persone senza biglietto, la condizione di disoccupato. 
Ricapitolando: le caratteristiche più ricorrenti in chi non paga il biglietto del bus sono il basso reddito, indicato da vestiti modesti e dal non possedere una macchina (nessuna alternativa al bus), la disoccupazione, l’origine migrante e la bassa scolarità. Queste caratteristiche sono perfettamente sovrapponibili a quelle che dichiara l’Istat nella sua fotografia della povertà in Italia: giovane età, disoccupazione o sottoccupazione, basso titolo di studio e un’incidenza enorme della povertà relativa (34,5%) tra le famiglie composte da stranieri. Quelli che razzisti, fascisti e piddini perseguitano, quelli a cui vogliono in ogni modo impedire persino la mobilità urbana, indispensabile per cercare fonti di reddito, non sono furbetti, non sono scrocconi, non sono imbroglioni. Sono, semplicemente e dolorosamente, i poveri. 
*Wolf Bukowski è uno dei guest blogger del sito dei Wu Ming, Giap, è stato redattore della Nuova Rivista Letteraria, collabora con Internazionale, è autore per Alegre diLa danza delle mozzarelle, La santa crociata del porco ed è appena uscito, sempre per Alegre, il suo La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro.
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Milano, 20.6.19

Perché questo aumento del biglietto non è giustificato:

Perché in una fase di crisi e precarietà larghe fette di popolazione ne restano colpite duramente

Perché in un momento di disastro ambientale bisognerebbe fare di tutto per favorire i mezzi pubblici e, casomai, disincentivare  il trasporto privato
(nota: nella sola Lombardia sono 50.000 i morti all’anno per l’inquinamento).

Perché nello stesso lasso di tempo in cui l’inflazione è aumentata solo del 12,3% il biglietto finirà con aumentare del 100%
(periodo di riferimento 2008-2019)

Perché l’Atm è in attivo, e questo aumento serve solo a ridurre la quota di finanziamento pubblico dei servizi di trasporti, quindi a farli pagare di più all’utenza.
(Difatti con questi aumenti si prevedono incassi in più per Atm per 51milioni di euro. E chi li mette questi soldi se non i cittadini? Quindi insieme a qualche agevolazione saranno di più i soldi presi che quelli "dati")

Perché i problemi finanziari del Comune di Milano derivano anche da scelte sbagliate nell'uso del “Project Financing” per la realizzazione delle metropolitane 4 e 5: sono state regalate alle banche e alle imprese di costruzione condizioni di estremo favore ai danni delle casse pubbliche

Perché si investono tutte le risorse per grandi opere (vedi M4) che non sempre hanno una giustificazione in termini di costi-prestazioni e avrebbero valide alternative molto più economiche e rapide da costruire. Le linee di forza di superficie sono da anni abbandonate a se stesse a languire con la velocità commerciale più bassa d’europa, mentre potrebbero essere trasformate in breve tempo in una rete capillare, puntuale e veloce diffusa in tutta la città .

Perchè la cosa giusta da fare, che farebbe pagare tutti ma in forma progressiva in base al reddito, sarebbe abolire il biglietto e innalzare la quota di contributo statale al trasporto pubblico locale dal 60 al 100%.



L'immagine pubblicata qui sotto è un vecchio manifesto di 35 anni fa e, sostanzialmente, è ancora valido...


L'aumento del biglietto è sbagliato. I comitati si muovono.

Da più parti l'imminente aumento del biglietto dei mezzi a Milano viene presentato e accettato come un male minore, una necessità per migliorare il servizio.
Ma siamo sicuri che sia così?
A noi che ci occupiamo proprio di trasporto pubblico non risulta, come abbiamo già argomentato, e anche i Comitati di pendolari e utenti sono dello stesso avviso, come anche i lavoratori di Atm.
Vogliamo rimettere questo aumento in discussione?
MARTEDI' 21 MAGGIO
partecipiamo al presidio organizzato dai Comitati in piazzale Cadorna alle ore 17.30





Il testo del volantino di convocazione del presidio:

Cosa vogliamo:
La nostra piattaforma
Un servizio pubblico ed efficiente
La gestione tramite S.p.A., a partecipazione pubblica o privata che sia, prevede che quote consistenti di quanto viene pagato dagli utenti finisca ad alimentare i profitti dei privati, togliendo risorse al miglioramento del servizio. Ri-pubblicizzare i trasporti significa destinare tutti i finanziamenti al miglioramento del servizio. Per questo vanno evitate metodologie di gestione come il project financing, in cui gli errori del privato ricadono sulle spalle degli utenti. Questo infatti sta avvenendo con l'aumento del biglietto ATM a 2 euro, che serve come dichiarato dal comune a coprire le spese aggiuntive delle linee metro M4 e M5! Bisogna in questa ottica opporsi alla gabbia del fiscal compact europeo e del patto di stabilità dei comuni che blocca la possibilità di investimento degli enti locali, favorendo la privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi pubblici.

Un servizio sicuro
Per fare profitto la prima voce da tagliare è sempre la sicurezza, rimandando la manutenzione e sostituzioni fondamentali come il famoso giunto dei binari a Pioltello, tagliando i tempi di riposo di conducenti, macchinisti e di tutti lavoratori. Vogliamo maggiori investimenti per la sicurezza e l'ammodernamento delle linee!

I diritti dei lavoratori
I tempi di riposo sono ridotti, i turni sono più lunghi, le procedure di sicurezza sono esclusivamente a carico dei conducenti e macchinisti. Tutto questo porta a un peggioramento non solo del servizio, ma anche e soprattutto a un peggioramento della sicurezza dei lavoratori e degli utenti. Elementi fondamentali come il rinnovo del contratto di settore sono fermi da anni, mentre la contrattazione sindacale viene negata o ridimensionata.

Un servizio popolare. Aumentiamo le detrazioni
Le detrazioni delle spese dei trasporti non sono sufficienti, vanno estese e rimodulate. Vanno quindi previste fasce di garanzia e tutela molto più ampie, con fasce di esenzione totale è maggiore attenzione ai pendolari, in ragione della lunghezza degli spostamenti medi dal luogo di residenza a quello di lavoro.

Un servizio ecologico
Vanno previsti a livello nazionale regionale maggiori finanziamenti per investimenti di estensione della copertura del Trasporto Pubblico Locale alle zone più isolate per incentivare l'uso dei mezzi pubblici in una delle regioni più inquinate d'Italia e favorire la riduzione dell'inquinamento.

SporchiCattivi&Pendolari, Comitato dei Pendolari lotta Paulo, 
Comitato ATM pubblica, USB, Casa del Popolo via Padova



Milano, 26.4.19