Visualizzazione post con etichetta nuove linee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nuove linee. Mostra tutti i post

Tram 7 in via Adriano: Come un bellissimo cavallo, ma zoppo

Milano e tutta la sua amministrazione, anche nei rivoli più periferici, in questi giorni si fanno gran vanto dell'apertura al pubblico della tratta del tram 7, per 1,5 km, Anassagora- quartiere Adriano .

Paroloni e gran pacche sulle spalle per un'opera sicuramente utile, sicuramente giusta, di lentissima costruzione per via di vari intoppi, ma che tutti salutiamo come una cosa che va nella direzione giusta, il potenziamento del Tpl pubblico su ferro di superficie a Milano.

Peccato però che questa opera nuovissima e moderna nasca azzoppata!

Tratta nuova di pacca, tram nuovi di pacca, binari nuovi di pacca… ma i semafori funzionano allo stesso modo del primo installato a Milano nel 1925.

Ancora per lunghi secoli gli scienziati e gli storici si chiederanno perché a Milano i semafori asserviti per le linee tranviarie proprio non li vogliono usare.

I semafori asserviti, che fanno trovare il verde ai tram in arrivo, riducono considerevolmente i tempi di percorrenza, rendendo anche più puntuale il servizio.

E' una tecnologia collaudatissima, utilizzata da oltre 30 anni in tutto le città del mondo, solo a Milano proprio non la si vuole implementare tanto da rendere la velocità commerciale della rete tranviaria meneghina quella col coefficiente più basso d'Europa (10km/ora contro i 22km/ora di Monaco ad esempio).

Perché?

Questione culturale? Paura di scontentare il partito delle automobili? Sottovalutazione che senza offrire un servizio molto migliore di così sarà difficile fare passi avanti nella tutela ambientale e quindi della salute dei cittadini?

Eppure il costo di asservimento in confronto a tutto il resto dell'opera è veramente irrisorio.

Lasciamo questi interrogativi in sospeso, e chiediamo ancora una volta alle istituzioni cittadine, come facciamo da dieci anni a questa parte, il perché di questa scelte dannose e scellerate.

Questa volta però non riusciamo veramente a immaginare che scuse potranno inventare.

Milano, 18.10.25

(Immagine © Urbanfile)

Torna il tram a Palermo

Genio, il nuovo tram di Palermo.

Torna dopo 68 anni il tram a Palermo, con 4 linee, 18 km di binari, 17 vetture, 45 mila mq di depositi.
Investimento totale 322 milioni di euro.

In questi anni non sono mancati problemi, intoppi e criticità, ma alla fine un importante risultato è stato raggiunto dimostrando come sia possibile realizzare opere utili, necessarie e con un'economia di spesa praticabile anche in Italia e nello specifico in Sicilia.

Riusciremo a fare altrettanto anche nella capitale economica d'Italia, Milano, o ricorreremo sempre e solo alla costruzione di onerosissime metropolitane dove con lo stesso investimento si potrebbero costruire molte più linee ad alta efficienza in superficie?

Le prime dichiarazioni di Giuseppe Sala probabile candidato sindaco del centrosinistra di Milano, ed ex amministratore delegato di Expo nonché precedentemente direttore generale del Comune sotto la Giunta di centrodestra di Letizia Moratti, non fanno presagire niente di buono...

Intanto buon anno e auguri a tutti col nuovo tram di Palermo.





Tratto da Wikipedia:


La rete tranviaria di Palermo è costituita da quattro linee tranviarie urbane la cui corsa inaugurale è avvenuta il 30 dicembre 2015[1].
Il progetto dei tracciati venne approvato nel 2005; i lavori furono avviati nel settembre del 2007 e sono terminati nel dicembre 2015[2].
È prevista la realizzazione di altre tre linee che andranno ad aggiungersi a quelle già esistenti[3].
Il servizio è gestito da AMAT[4].

Storia


Uno dei primi biglietti
A oltre quaranta anni dalla chiusura della rete tranviaria storica di Palermo, alla fine degli anni ottanta si iniziò a parlare della realizzazione di nuove linee tranviarie in città, con la presentazione di alcuni progetti. Nel 2000 la Banca europea degli investimenti stanziò circa 160 miliardi di lire (88 milioni di euro) per la realizzazione di tre nuove linee, una sull'asse via Leonardo da Vinci, una sull'asse corso Calatafimi e una sull'asse corso dei Mille[5].
Il 13 agosto del 2001 il relativo progetto venne rivisto e parzialmente bloccato dall'allora commissario straordinario del Comune di Palermo, Guglielmo Serio, a causa di un'osservazione del genio civile che prescriveva di individuare le aree di sosta per le auto nelle prossimità della linea tranviaria e che invece non sarebbe stata rispettata su corso Calatafimi a causa delle ridotte dimensioni della carreggiata[6]; nel maggio del 2002 il Comune di Palermo approvò definitivamente il medesimo progetto, modificato, delle nuove linee tranviarie in città[7]. Per il completamento dei lavori vennero preventivati quarantaquattro mesi per la linea 1, quarantotto mesi per la linea 2 e cinquantadue mesi per la linea 3.
Dopo due gare d'appalto senza risultati i lavori di costruzione furono aggiudicati a un consorzio temporaneo d'imprese per un totale di 192 milioni di euro[8]. L'inizio ufficiale degli stessi, per tutte e tre le linee, avvenne nel giugno del 2006[9], mentre l'inaugurazione dei cantieri avvenne a ottobre del 2006[10]. L'inizio effettivo dei lavori avvenne nel mese di settembre 2007.
Il pre-esercizio della linea 1, nel tratto compreso tra il capolinea di Roccella e il ponte dell'Ammiraglio, iniziò il 9 luglio 2014[11].
Il 30 dicembre 2015, infine, sono state inaugurate tutte e quattro le linee della rete[12].

Caratteristiche


Il tram in via Leonardo da Vinci
La sede tranviaria risulta prevalentemente separata rispetto alla circolazione stradale, con l'utilizzo di apposite barriere di separazione.
Per l'esercizio è prevista l'adozione dell'asservimento semaforico, che consente elevate velocità commerciali.
Un sondaggio svolto tra i cittadini condotto nel 2014, ha indicato in "Genio" il nome commerciale del servizio, a richiamare il nume tutelare della città[13].

La rete

La rete si compone di quattro linee[14]:

Materiale rotabile


Un Flexity Outlook in corso di consegna
Le vetture sono dei Flexity Outlook[15], a pianale ribassato e composte da cinque elementi. Possono trasportare fino a 56 passeggeri seduti e 132 passeggeri in piedi.
Tali tram sono lunghi 32 metri e larghi 2,40 metri; la velocità massima è di 70 km/h e il raggio minimo di inscrivibilità in curva risulta pari a 20 metri[16]. Il primo veicolo è stato consegnato all'AMAT il 18 maggio del 2011[17].

Progetti futuri

In occasione della presentazione del PRG Palermo 2025 il sindaco Leoluca Orlando ha annunciato l'avvio della progettazione di 3 ulteriori linee tranviarie. La linea 5 collegherebbe i due terminal attraverso il Foro Italico e via Notarbartolo. La linea 6 come prosecuzione della linea 4 sulla circonvallazione raggiungerebbe la stazione Orleans per poi proseguire attraverso il quartiere Falsomiele fino a Bonagia utilizzando un nuovo ponte intermodale sul fiume Oreto. Infine la linea 6 collegherebbe il terminal Notarbartolo a Mondello.

Voci correlate

Note

  1. ^ Tram a Palermo, parte la prima corsa Folla di curiosi per l'inaugurazioneGiornale di Sicilia.it, 30 dicembre 2015
  2. ^ Tram a Palermo, conclusi i lavori: ora gli ultimi testGiornale di Sicilia.it, 24 novembre 2015
  3. ^ Tram, il Comune pensa a 3 linee Ecco come cambierà volto la cittàLive Sicilia, 7 giugno 2015
  4. ^ Tram al via la prossima settimana Palermo è una città modernaLive Sicilia, 24 dicembre 2015
  5. ^ La BEI punta sulla Sicilia con i tram repubblica.it
  6. ^ Serio ferma il tram, il Polo applaude repubblica.it
  7. ^ La paralisi di Palazzo delle Aquile. In sei mesi appena dieci delibere repubblica.it
  8. ^ Il Comune di Palermo ha perso il tram repubblica.it
  9. ^ La notizia dell'avvio dei lavori nel 2006 trenodoc.it
  10. ^ Inaugurazione ufficiale del sindaco di Palermo rosalio.it
  11. ^ Ecco il tram ufficialmente per strada mobilitapalermo.org
  12. ^ Tram a Palermo, domani a mezzogiorno l'inaugurazione. Subito attive tutte le linee, in Il giornale di Sicilia, 29 dicembre 2015. URL consultato nel dicembre 2015
  13. ^ Il Sindaco Leoluca Orlando annuncia il nome del nuovo Tram di Palermo.
  14. ^ AMAT - Linee tram
  15. ^ Il sito dell'azienda costruttrice, all'interno la descrizione dei modelli venduti per le linee di Palermo bombardier.com
  16. ^ Pagina dedicata ai mezzi di Palermo bombardier.com
  17. ^ Benvenuto a Palermo mobilitapalermo.org


Tracciato della linea
"Palermo - mappa rete tranviaria" di Arbalete - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons.


05.01.16

Petizione per la Milano-Seregno

In rete è stata lanciata da alcuni giorni una petizione per chiedere di sbloccare i lavori per la promessa e approvata metrotranvia Milano-Seregno e che ancora adesso, scandalosamente, non ha visto partire i lavori.

Si può firmare, e noi invitiamo caldamente a farlo, QUI.

Una infrastruttura necessaria, ecologica, economica e che porta molti vantaggi ai cittadini dei paesi in cui transita e alla città di Milano su cui gravita il pendolarismo dell'hinterland.


Il testo di accompagnamento della petizione:

"Cerchiamo sostenitori per sbloccare i lavori della metrotranvia milano-desio-seregno. La tranvia era stata sostituita dal 2011 con servizio bus in attesa dei lavori che, non ostante siano già stati appaltati e finanziati, non sono ancora partiti in quanto manca ancora la firma del CIPE (attesa per il 15 luglio 2015) per il formale passaggio di consegne tra l’ente Città Metropolitana e il provveditorato alle Opere Pubbliche.

Il risultato è il totale abbandono della sede tranviaria, divenuta meta di parcheggio selvaggio e un servizio non sufficiente a collegare la Brianza con Milano Il bus è spesso fermo ai semafori in coda con le auto impiegando molto più tempo ad arrivare a milano, mentre il tram aveva l'asservimento semaforico. La riqualificazione sarebbe anche un'ottima occasione per salvare parte dello storico parco mezzi, ora lasciato a se stesso nell'ormai abbandonato deposito di desio."


Una simulazione della progettata Tranvia:


Dal sito di Regione Lombardia:

"L’intervento consiste nella riqualificazione della tranvia (sostituta da ottobre 2011 con servizio bus) da Milano a Desio e nella sua prosecuzione a Seregno, in corrispondenza della stazione ferroviaria.
La linea ha uno sviluppo di 14,3 Km (con 25 fermate) di cui 5,6 Km, da Milano Parco Nord a Paderno Dugnano, a doppio binario e 8,7 Km, da Paderno Dugnano a Seregno, a binario singolo.
L'infrastruttura ha un costo complessivo di € 232.989.600,- che, ai sensi dell’Accordo sottoscritto il 10 febbraio 2010, è ripartito tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (€ 128.525.760,00) e, per la restante quota, dai soggetti istituzionali territorialmente coinvolti: Regione Lombardia, Provincia di Milano, Provincia di Monza e della Brianza, Comuni di Milano, Bresso, Cusano Milanino, Cormano, Paderno Dugnano, Nova Milanese, Desio e Seregno"

Vedi anche: http://www.cityrailways.net/news/metrotranvie-della-brianza-sino-unempasse-sempre-piu-costosa.html


12.11.15

Tram 10 a Milano

Dal 1° novembre a Milano torna il pezzo di circonvallazione tranviaria sospeso qualche anno fa per i lavori M5, e torna con un nuovo numero, il 10.
L'altro pezzo di circonvallazione continuerà ad essere servita dal 9 che, secondo dichiarazioni del Comune, dovrebbe sperimentare finalmente i primi semafori asserviti (inizialmente su 4 delle 25 intersezioni stradali).
Aspettiamo a verificare la reale operatività dei semafori asserviti.


Il comunicato del Comune di Milano


























30.10.15

79, no 65, anzi 79...

Dal 3 ottobre 2015 Atm di Milano ha istituito una nuova linea di autobus: la 65, che collega Porta Romana a piazza Abbiategrasso, transitando, tra l'altro, lungo corso Lodi, via Lorenzini, via Spadolini. Contestualmente, il capolinea più centrale del bus 79, che ha origine nel quartiere Gratosoglio, viene spostato da Porta Romana a Porta Lodovica.
Una linea di autobus in più, bene. O forse no.

Le linee di superficie di Milano hanno già subito una forte ristrutturazione cinque mesi fa, a fine aprile. In tale contesto, lo storico capolinea del bus 79 di Porta Lodovica è stato trasferito a Porta Romana, transitando, tra l'altro, lungo corso Lodi, via Lorenzini, via Spadolini.
Ora, a così breve distanza di tempo, si ripristina il percorso storico della linea 79 e si istituisce la 65 il cui tragitto, peraltro, è sovrapposto a quello della 79 da via Carlo Bazzi a piazza Abbiategrasso.

Si mormora che dopo le modifiche di fine aprile uno sparuto gruppo di utenti, orfani del vecchio percorso della 79, si sia lamentato e soprattutto che sia riuscito ad ottenere il sostegno di un consigliere di zona del partito giusto, ovvero interno alla maggioranza politica che governa Milano.
Quindi ordine perentorio di rimettere tutto come prima e trovare un'altra soluzione a servizio di  corso Lodi, via Lorenzini, via Spadolini.

Fare e disfare, è tutto un lavorare, dice il proverbio. Ma il trasporto pubblico locale ha bisogno di leggibilità, semplicità e chiarezza. Continuare a modificare i percorsi porta ad allontanare gli utenti, specie quelli occasionali.

Inoltre, la moltiplicazione di linee con servizio prettamente locale, pur in parte giustificabile con l'esigenza della capillarità, sta rendendo la rete di  superficie milanese priva di un gerarchia comprensibile e moltiplica la tortuosità dei percorsi. Infine, dal momento che le risorse non sono illimitate, allontana la possibilità di un incremento dei livelli di servizio sugli assi più forti.

A voler fare i pignoli, si può osservare anche quanto segue.
Per la linea 65 sono previste le seguenti frequenze, nei giorni da lunedì a venerdì: punta mattinale, 14 minuti; morbida diurna, 16 minuti; punta serale, 15 minuti. Per la 79 invece (a nord di piazza Abbiategrasso): punta mattinale, 17 minuti; morbida diurna, 17 minuti; punta serale, 15 minuti.

Il che significa, in primo luogo, che si continua a disconoscere l'importanza del cadenzamento, ovvero della tecnica di costruzione dell'orario grazie alla quale le partenze dalla stessa fermata avvengono a minuti fissi di ogni ora. Con il vantaggio che per l'utente è facilissimo memorizzare l'orario delle corse.

In secondo luogo, avendo le due linee frequenze diverse per la maggior parte del tempo (così è anche al sabato e nei festivi), non è possibile intercalare correttamente le corse nel tratto comune, perdendo il beneficio di una frequenza potenzialmente raddoppiata e costante.
Sarebbe ora di porsi qualche domanda sui criteri con i quali viene progettata la rete di superficie milanese e i suoi orari.
Nel frattempo, un consiglio: i numeri 65 e 79 giocateli al lotto.

29.10.15 k

BRT a Paullo?


 Lo scorso 3 ottobre Sinistra, ecologia e libertà del sud-ovest milanese ha presentato, in un convegno, un progetto “alternativo” al prolungamento sino a Paullo della linea 3 della metropolitana di Milano.

Facciamo un passo indietro: un primo studio per portare la linea gialla del metrò nel paullese fu elaborato da Metropolitana milanese nel 2006. La Corte dei conti, però, con delibera del 5 agosto 2008, bocciò l'ideazione dell'opera. I giudici contabili facevano proprio il parere della Commissione Metropolitane, secondo la quale il progetto preliminare doveva “essere rielaborato a livello di sistema e di soluzioni tecniche in modo tale da consentire una sostanziale riduzione del costo di costruzione, nonché del costo di gestione dell’esercizio”. (1)

Secondo i tecnici, infatti, i costi di costruzione risultavano “esorbitanti rispetto alla conurbazione servita sia per quanto riguarda l’infrastruttura prevista per una buona parte per interrato sia per quanto riguarda la tecnologia di sistema che necessariamente deve uniformarsi alle linee in esercizio”.

In poche parole, non valeva la spesa di costruire una metropolitana completamente interrata in un'area non così densamente popolata da generare una grande domanda di mobilità.
L'anno successivo Metropolitana milanese elaborò un nuovo progetto (2), cercando di contenere i costi di realizzazione, stimati ora in 750 milioni di euro. Ma il Cipe, poche settimane fa, ha bocciato anche tale nuovo studio, ritenendo poco solidi i conti economici del piano. (3)

Il coniglio nel cilindro di Sel

Torniamo dunque al convegno di Sel, che vedeva ben 22 invitati nel ruolo di oratori: roba grossa, verrebbe da dire. Qual è il coniglio nel cilindro che permetterebbe, secondo i promotori, di realizzare una metropolitana spendendo un decimo di quanto previsto per il prolungamento della linea gialla?
Risposta: un metrobus.
Cos'è un metrobus? Il nome non significa niente, ha il solo scopo di incorporare l'accattivante parola “metro”, ma il progetto presentato è quello di un sistema di bus rapid transit (BRT).

I BRT sono sistemi di trasporto pubblico che utilizzano l'autobus (o più raramente il filobus) come veicolo e che sono caratterizzati da elevatissime frequenze, percorsi in gran parte o totalmente protetti dal traffico privato e fermate particolarmente ben attrezzate di servizi per l'utenza.

I BRT si sono sviluppati in paesi, specialmente in Sudamerica e in Asia, le cui città hanno conosciuto un rapido sviluppo con enorme aumento della popolazione, non compatibile con l'immediata realizzazione di ferrovie metropolitane. I BRT, peraltro, sono particolarmente adatti a nazioni nelle quali il costo del lavoro rimane a un livello basso, poiché per garantire le elevate frequenze necessarie occorrono numerosissimi mezzi e conducenti. (4)

Un BRT in affiancamento alla Paullese

Il progetto presentato da Sinistra, ecologia e libertà prevede la realizzazione di un sistema bus rapid transit in sede interamente protetta in affiancamento alla strada provinciale ex SS 415 Paullese, con origine dalla fermata San Donato della metropolitana di Milano. Il costo stimato di realizzazione è di 100-150 milioni, nettamente inferiore a quello di 750 milioni per il prolungamento della linea 3 della metropolitana.
La proposta di Sel, che si è avvalsa dell'ingegner Andrea Debernardi, stimato pianificatore dei trasporti, sembra dunque coniugare l'esigenza di contenimento dei costi con quella di offrire un servizio di trasporto pubblico rapido e di grande capacità.
Tuttavia, ci sia consentita qualche perplessità.
In primo luogo, non si può sottacere che la strada Paullese è stata oggetto, negli ultimi, anni di lavori di riqualificazione e raddoppio, costati svariate decine di milioni di euro. Sarebbe stato decisamente più razionale prevedere l'inserimento di una sede riservata al trasporto pubblico, se questa era l'intenzione, nell'ambito della progettazione e realizzazione di detti lavori.
Prevedere oggi la realizzazione di un'opera completamente nuova comporta difficoltà e costi notevolmente aumentati.

Il problema dei costi di esercizio

C'è un secondo tema sul quale la proposta di Sinistra, ecologia e libertà sembra sorvolare: quali sarebbero i costi di esercizio del sistema bus rapid transit, che dovrebbe essere caratterizzato, in analogia alle esperienze già note, da elevate frequenze delle corse?
I comuni che si trovano ai margini della Paullese (Mediglia, Tribiano, Paullo, Caleppio, Zelo Buon Persico) sono oggi serviti da autolinee parte di competenza della Provincia di Cremona, parte di competenza della Città metropolitana di Milano.
Orbene, le province lombarde poche settimane fa hanno lanciato un grido di allarme: strangolate, come sono, dal prelievo forzoso di risorse imposto dal governo Renzi, a partire dal 2016 si vedranno costrette a tagliare i servizi di trasporto pubblico locale in misura mediamente del 18% (ma con punte sino al 29% per gli enti che avevano un più alto di livello di finanziamento dei servizi con risorse proprie). Non risulta, sinora, che Regione Lombardia, ente a cui spetta in via principale il finanziamento del tpl, abbia dato alcuna risposta concreta.
E' allora legittimo chiedersi: ha senso proporre la realizzazione di nuove infrastrutture, quando non si è nemmeno in grado di garantire il mantenimento degli attuali livelli di servizio (già non eccelsi) da qui a breve tempo? S'intende realizzare una sede per un bus rapid transit, per poi rischiare di farvi transitare una corsa ogni mezz'ora?

Un progetto non poi così economico

A ben guardare, anche sul fronte dei costi di costruzione, la proposta Sel-Debernardi suscita alcuni dubbi. Lo studio preliminare, infatti, prevede la realizzazione di tratti della sede del Brt in trincea, in taluni casi coperta, anche per non avere attraversamenti a raso con la viabilità esistente (dovendosi altrimenti demolire tutti gli svincoli della Paullese realizzati in occasione dei recenti lavori di raddoppio).
Ma vi è di più. Secondo i proponenti, l'infrastruttura, che da San Donato dovrebbe arrivare a Zelo Buon Persico, sarebbe realizzata in maniera tale da essere combatibile con un futuro di sistema di trasporto pubblico su ferro.
Senza forzare la proposta, sembra che l'intenzione sia quella di realizzare il “guscio” della compianta linea metropolitana, omettendo l'armamento e gli impianti, per poi farvi circolare all'interno degli autobus. In attesa di tempi migliori.
Ma se è così, ci si permetta di osservare che il progetto di Metropolitana milanese del 2009 (la versione più economica), nell'ambito dei costi totali pari a 750 milioni di euro, prevedeva una spesa di 30 milioni per l'armamento, 105 milioni per gli impianti e 57 milioni per l'acquisto dei treni. Sottraendo queste cifre al totale, si ottiene un costo di 558 milioni, ben lontano dai 100-150 milioni ipotizzati da Sel-Debernardi. Probabilmente, qualche altra economia di spesa è possibile, ma le due cifre paiono comunque difficilmente conciliabili.
Si consideri che recenti realizzazioni di sistemi BRT in Francia (o meglio, di bus à haut niveau de service – BHNS, come sono lì chiamati per anglofobia) hanno visto un costo pari a 18 milioni di euro/km. Adottando tale parametro, per i 15 chilometri che separano Zelo Buon Persico dalla stazione della metropolitana di San Donato, si avrebbe una spesa di 270 milioni. Con la differenza che Oltralpe non si aveva la pretesa di realizzare l'opera con “raggi di curvatura e pendenze compatibili con un sistema su ferro”, come recita il volantino di presentazione della proposta di Sel.

Quale tipo di rete?

Sarebbe poi da comprendere se un'infrastruttura così strutturata sia compatibile con la possibilità per gli autobus che la percorreranno di immettersi in essa ed uscirne agevolmente. E' evidente che la Paullese (a fianco della quale correrebbe il BRT) si snoda a distanza dai centri abitati e dunque, attualmente, le autolinee che la percorrono si ramificano poi lungo le strade provinciali e comunali per garantire un'adeguata capillarità dei punti di fermata.
L'alternativa a tale assetto sarebbe quella di prevedere che il servizio BRT, da svolgersi solo sull'asse principale costituito dalla Paullese, sia accompagnato da una rete di linee di adduzione. Ma ciò implica, oltre a un'accurata progettazione dei luoghi di interscambio, che a maggior ragione le frequenze del servizio BRT dovrebbero essere elevate, affinché la rottura di carico tra autolinea locale e BRT non si traduca in un allungamento del tempo di viaggio. Con un aggravamento del già visto problema dei costi di esercizio.

(2) Gli elaborati sono pubblicati qui: http://www.prolungalametro.it/progetto.php
(4) Per un'esaustiva panoramica dei sistemi BRT: http://www.chinabrt.org/defaulten.aspx


14.10.15 k

A Barcellona il trasporto pubblico ha vinto le elezioni

"… La candidata di Podemos, Ada Colau, ha vinto le elezioni municipali di Barcellona (…). Colau, che ha conquistato 11 seggi, ha condotto la sua campagna elettorale impegnandosi a risolvere il problema abitativo della città, a ridurre le disuguaglianze e la disoccupazione, a fermare gli sfratti …"

…e a potenziare il trasporto pubblico!

Brindando al successo della nuova sindaca di Barcellona, risultato di anni di mobilitazione dal basso, pubblichiamo integralmente un articolo tratto dal sempre ottimo sito cityrailways.net:


TORNA IL TRAM NELLA DIAGONAL?

La candidatura di Ada Colau a Sindaco di Barcellona ha riportato al centro della scena il ritorno del tram sulla Avinguda Diagonal, l’arteria più importante della capitale catalana. Seppure contraria a vietare completamente il transito delle automobili, la Colau è convinta che la riduzione del traffico sia possibile offrendo una valida alternativa alla propria auto. L'Avinguda Diagonal (in castigliano Avenida Diagonal) è, insieme alla Gran Via de les Corts Catalanes, la strada più importante della città  con una larghezza di ben 60 metri nella tratta centrale e uno sviluppo di 11 km.
Deve il nome al fatto di essere un vero e proprio taglio diagonale nel regolare tessuto dell’espansione ottocentesca (Eixample in catalano, Ensanche in castigliano), da un estremo all'altro, con un angolo di circa 25 gradi rispetto a tutte le altre vie disposte a pianta quadrata. L’arteria registra 157.000 passaggi totali di veicoli per giorno feriale.
Per i barcellonesi la Diagonal è soprattutto uno status sociale: al di sopra di essa, verso le colline che circondano le città, sono situati i quartieri residenziali borghesi come Sarrià, Sant Gervasi e Pedralbes.
Attualmente il tram a Barcellona è organizzato su due reti, al momento completamente separate. In totale 29.2 km di sviluppo e 56 fermate.
La rete Trambaix (15,1 km e 29 fermate) è formata dalle linee T1, T2 e T3 che, partendo da Plaça Francesc Macià, sulla Diagonal, raggiungono i comuni di L’Hospitalet de Llobregat, Esplugues de Llobregat, Cornellà de Llobregat, Sant Joan Despí, Sant Just Desvern e Sant Feliu de Llobregat.
La rete Trambesòs (14,1 km e 27 fermate) si origina Plaça de les Glòries Catalanes con le linee T4 e T5 che proseguono verso la Cittadella Olimipica, Sant Adrià de Besòs e Badalona.
Secondo uno studio del 2006, la tratta Plaça Francesc Macià -Plaça de les Glòries Catalanes del tram, da sola, avrebbe un carico di 76.200 passeggeri per giorno feriale. Per i sostenitori del ritorno del tram l’obiettivo è quello di importare l’esperienza parigina dei Boulevards des Maréchaux. La reintroduzione del tram nei viali interni non solo ha migliorato l’accessibilità ma ha anche restituito una vivibilità che era andata persa dagli anni Settanta.

(Articolo originale: http://www.cityrailways.net/news/torna-il-tram-nella-diagonal.html)

25.05.15

Milano come il resto del mondo? Un augurio e un impegno.

Mentre a Milano si investe tutto e solo in nuove metropolitane sottraendo ogni risorsa allo sviluppo delle enormi potenzialità del trasporto di superficie lasciato a languire "in serie B", nel resto del mondo si fa diversamente.

A Parigi, per esempio, in questi giorni si è inaugurata un'altra linea tranviaria veloce (la T8) e si sta procedendo col completamento della rete che "dal 1992 non ha mai smesso di crescere", mentre altre 2 linee sono in cantiere ed è previsto il prolungamento di quelle già in funzione.
A Basilea, sempre in questi giorni, è stato aperto al pubblico il prolungamento della linea che riporta il tram, dopo 47 anni, a collegare la città Svizzera con la Germania e si procede col potenziamento di tutta la rete.
Ancora in Francia "Continua la tranviarizzazione delle città francesi. Il dato nazionale vede un totale di 490,2 km di reti tranviarie che diventeranno 847,9 nel 2020, un incremento del 72%"
Perfino nel regno incontrastato delle case automobilistiche e dell'asfalto, gli Usa, ci sono esperienze che dimostrano in modo lampante come un razionale e funzionale trasporto pubblico migliora in profondità l'assetto di una città e la vivibilità per i suoi cittadini.
E per continuare con gli esempi si possono citare i casi di Sidney in Australia, di Blackpool in Gran Bretagna e molti altri ancora, tutte situazioni in cui la progettazione del sistema di trasporto pubblico è in funzione della migliore ottimizzazione fra costi e prestazioni, fra necessità di mobilità e possibilità urbanistiche.

Perché qui da noi pare astruso concepire qualcosa di simile? 
Milano è così diversa dalle città che abbiamo citato o che si sono orientate in tal senso? 
C'è una diversa forza di gravità che qui impedisce di far circolare i mezzi in modo efficiente in superficie?

O si vogliono soprattutto spendere i soldi dei contribuenti in modo populistico (quanti voti può portare realizzare un metrò, considerando anche l'esperienza che a Milano si percepisce usando tram e bus?) e favorire le grandi imprese di costruzione (come Impregilo, Astaldi, etc…) trasferendogli massicciamente risorse pubbliche?

Non siamo pregiudizialmente contrari alla realizzazione di nuove metropolitane, in certi casi e con determinate situazioni urbanistiche il metrò è la scelta migliore e la sosteniamo. Ma pensiamo che prima di tutto sarebbe da valorizzare il trasporto di superficie sulla scorta dei modelli esteri cui abbiamo accennato, questo gioverebbe molto alla mobilità cittadina permettendo di ottenere una rete capillare e diffusa ad alta efficienza, con un rapporto tra spesa e risultato molto favorevole.

Come se ne esce da questa situazione?
Forse solo con l'intervento e la presa di parola diretta e dal basso degli stessi cittadini e cittadine che questa città la vivono e a cui in fondo questa città appartiene.
Questo è il nostro augurio per il 2015, un maggiore intervento di tutti noi per riappropriarci delle scelte che dall'alto vengono fatte e che determinano la fisionomia della nostra città.


(tutti i link di questa pagina portano ad articoli sul sito www.cityrailways.net, un ottimo sito di riferimento per chi si occupa di trasporto pubblico e che consigliamo per l'accuratezza e competenza)

Carta di Maximilian Dörrbecker (Chumwa)